Never Say Never: in anteprima i primi capitoli!

Prologo

Avevo una borsa di pelle nera nascosta nell’armadio. 

Era la mia eredità. 

Ciò che restava di una vita che volevo dimenticare a tutti i costi. 

A fatica e per un lungo periodo di tempo, ero riuscita a relegare in un angolo remoto della mente tutto quello che era successo, vivendo come una normalissima ragazza newyorkese. Tutti i giorni mi recavo al diner, servivo ai tavoli e svolgevo al meglio il mio lavoro, assaporando gli umori più belli di una città che faceva da sfondo alla mia sonnolenta routine. Facevo la spesa, andavo in biblioteca, a volte bevevo persino un drink insieme a Fred, ma subito dopo tornavo nel mio appartamento, nel mio mondo. Nonostante tutto, avevo imparato ad amare quella vita così asettica. 

Ogni volta che aprivo l’armadio, però, quella valigia mi ricordava che dal passato non potevo fuggire. Mi ricordava che, prima o poi, avrei dovuto combattere quel fantasma che orbitava nel mio presente. 

Quei soldi non sono miei.

Mitch aveva lasciato quella maledetta valigia sull’uscio del mio dormitorio, in una notte di pioggia. C’era anche una lettera, che non avevo mai avuto il coraggio di leggere. 

E mai lo avrei fatto. 

Avevo chiuso tutto nei recessi della mente, voltando pagina nel tentativo di sopravvivere. Dall’esterno potevo sembrare una donna forte che sapeva gestire la propria vita e le proprie emozioni. In realtà, ero fragile come un bicchiere di cristallo. Quel muro costruito attorno al mio cuore era stato l’unica scelta possibile per evitare di soffrire ancora. Il solo modo che conoscessi per rispondere a tutti i colpi bassi inferti dal destino. 

Troppe persone si erano fatte del male a causa mia. Anche lui. E non avevo potuto evitarlo. 

Cinquantamila dollari

Con tutti quei soldi avrei potuto fuggire da New York e rincorrere i miei sogni, ma sentivo che, in un modo o nell’altro, dovevo espiare gli errori commessi dai miei genitori e gli sbagli che io stessa avevo compiuto. Così la Grande Mela era diventata il mio limbo. Solo che il costante senso di infelicità mi portava a credere che prima o poi avrei dovuto imparare ad accettare quel peso sulla coscienza e riprendere in mano la mia vita. Forse sarei anche tornata a credere nei sogni e nell’amore. 

Non che fosse facile, ma volevo provarci. 

Lui, però, era tornato. Improvviso e devastante come il fulmine che annuncia un temporale di mezza estate. Aveva destabilizzato tutto, persino quell’equilibrio precario in cui stavo annaspando. Divisa tra passato e presente, ero di nuovo incapace di volgere lo sguardo al futuro. 

Mi ero così resa conto di quanto fossi stanca di lottare. Il desiderio e la voglia di essere me stessa, di amare ed essere amata, stava per esser distrutto ancora una volta. 

Ero in un mare di guai.

Capitolo 1

Oliver

New York, aprile 2019

Now playing: The Cure, Inbetween Days

Avrei tanto voluto prendere Tyler a sberle. Se solo ne avessi avuto l’occasione, lo avrei fatto con immenso piacere. 

Perché era fuggito a Seattle senza parlare con Glen? Quel ragazzo era proprio strano. Non riuscivo a comprenderlo e, forse, non sarei mai stato capace di farlo. 

Sbuffai. Chiusi le tende e lasciai che Glen si accoccolasse per un po’ sul letto di Tyler. 

«Ti porto una camomilla, okay?» sussurrai. 

Lui non rispose. Fece solo un cenno di assenso col capo, poi si voltò dall’altro lato e socchiuse gli occhi. 

Per il terzo giorno consecutivo mi ero trovato di fronte a una crisi emotiva da parte di Glen. Ormai avevamo stretto un bel rapporto. Mi piaceva la sua compagnia, e mi piaceva pensare al fatto che almeno Tyler avesse trovato la persona adatta a lui. Non avrei mai immaginato che tutto sarebbe andato a rotoli in un battito di ciglia. Glen aveva tutte le ragioni del mondo per sentirsi stanco, spossato e soprattutto deluso. Si era fidato di Tyler, e lui, invece, cosa aveva fatto? Era fuggito con Mick. 

A distanza di un paio di mesi, neanche io riuscivo ancora a capire il perché di quella scelta. 

Avrei tanto voluto fare qualcosa per Glen. Mettere una croce nera su tutto quello che era accaduto, ad esempio, ma non ero in grado di farlo. Come Glen, anch’io ero spezzato fino all’osso. Non potevo però escluderlo dalla mia vita e lasciarlo da solo al proprio destino. E poi… era anche un modo per stare vicino a Cecil. 

Lei, la donna che aveva stregato il mio cuore ma che non riuscivo a comprendere fino in fondo. 

E se Glen era in uno stato comatoso, io invece ero furioso. Ribollivo di rabbia. 

Mentre aspettavo che l’acqua della teiera si riscaldasse, presi il cellulare dalla tasca dei jeans e scrissi un messaggio a Cecil. Da giorni non avevo sue notizie. Non sapevo dove fosse o cosa stesse facendo. Si avvicinava a me e poi scappava via. Prometteva che sarebbe rimasta, ma non manteneva mai la promessa. E sinceramente non ne potevo più di star dietro alle sue insicurezze.

Di Cecil conoscevo poco o nulla. Il suo passato, la sua vita prima di quella sera allo Stonewall Inn, quando c’eravamo conosciuti, era un vero e proprio mistero. Aveva accennato a una relazione finita male, ma non era tornata più sull’argomento. In realtà, non parlava quasi mai. Si lasciava baciare per correre via, lasciandomi con un pugno di mosche in mano. 

Non potevo più vivere in quel modo. La mia vita era già abbastanza complicata, non riuscivo a star dietro anche a una persona che voleva solo prendersi gioco di me. Lei non voleva altro che un diversivo per poter sopravvivere alla sua esistenza vuota e spenta. Io, invece, volevo capire se c’era qualcosa oltre la passione. Volevo provare a conoscere la vera Cecil. 

Oliver: Per favore, vieni subito a casa mia. Glen è qui, di nuovo, e non sta bene. 

Sbuffai, esausto. 

Versai l’acqua bollente in una tazza rossa e lasciai riposare l’infuso per qualche minuto. Poi, mi spostai nella stanza di Tyler. 

«Vuoi anche un po’ di zucchero?» domandai a Glen, con un tono lieve. Lui non rispose. Non si era mosso da dove lo avevo lasciato. Posai la tazza sul comodino e tornai in cucina con il cuore stretto in una morsa, impotente.  

Prendere a schiaffi Tyler significava dover salire su un aereo e volare fino a Seattle. Con lo stipendio che avevo, non potevo permettermi una follia del genere. Un aiuto, ecco, avevo solo bisogno di aiuto. Gettai uno sguardo al cellulare, ma Cecil non aveva risposto ancora al mio messaggio. Sconfitto, mi sedetti sul divano, accesi la tv e presi a fare zapping. Mi aspettava l’ennesimo sabato pomeriggio solitario in quella città del cazzo. 

Su questo Tyler aveva proprio ragione. New York era una metropoli che ti succhiava l’anima. Lì, quel dannato sogno americano non si era mai avverato. Per lui e neanche per me. Era stato fagocitato da quel caos che animava le strade a tutte le ore del giorno e della notte. Tyler, nonostante tutto, aveva trovato il modo di fuggire dalla Grande Mela; io ero rimasto imbrigliato in un lavoro che non aveva nessuna prospettiva di carriera, con una paga che a stento mi permetteva di pagare l’affitto. E ora, con l’uscita di scena di Tyler, avrei dovuto trovare un nuovo coinquilino se non volevo lasciare quel delizioso appartamento sulla Broadway. Chi se lo sarebbe mai immaginato che a trentadue anni avrei vissuto ancora in questo modo? 

Il bicchiere mezzo pieno non riuscivo più a vederlo da tempo. Ero forte, sì, ma anche i tipi come me, a volte, potevano gettare la spugna e smettere di combattere. 

Presi di nuovo il cellulare nella vana speranza che Cecil avesse letto il messaggio, senza prestare troppa attenzione al televisore. La mente mi riportava sempre a lei e ai motivi che la spingevano a comportarsi in quel modo. Non capivo perché non riuscisse ad aprirmi il suo cuore. Eppure, fin da quando i nostri sguardi si erano incrociati per la prima volta… 

«Non ti ho mai visto da queste parti» dissi, sedendomi di fianco a lei. Era di una bellezza senza tempo. A colpirmi di più furono i suoi occhi; era come se parlassero da soli. Avevano la capacità di leggermi l’anima. 

«Be’, non sono un’assidua frequentatrice di gay bar» ammise in tono dolce, dopo aver sorseggiato il suo vino. «Sono venuta qui per fare un piacere al mio amico» continuò, indicando Glen e Tyler che erano vicini al bancone del bar. «Io e te qui siamo fuori posto.»

«Nessuno ci nega di fare quattro chiacchiere. Non ti sembra?» 

«Comunque, non sei il mio tipo. Questo deve essere chiaro.» 

«E questo da cosa l’hai capito? Non sai neanche il mio nome? Pensi che possa essere un violentatore seriale a cui piace scegliere le sue vittime in un club per soli uomini?» Era diversa da tutte le donne che avevo incontrato nell’arco nella mia vita. Molte ragazze avevano apprezzato la mia bellezza e la mia affabilità, ma lei sembrava capace di tenermi testa. Non era solo stupenda e tremendamente sexy; era anche ironica e molto carismatica. Una merce rarissima di questi tempi. 

«Non cambia nulla se conosco o meno il tuo nome. Sono qui solo per godermi un drink e fare da spalla al mio amico. Sono off limits per i marpioni come te» sussurrò, bevendo un altro sorso di vino rosso. Ma il viso nascondeva un sorriso che mi stava facendo perdere la testa. 

«Io? Un marpione? Hai sbagliato proprio persona» risposi stando al gioco. «Sono docile come un cucciolo di koala.» Lei rise fragorosamente alla mia battuta e io feci lo stesso. Da quel preciso istante capii che, in un modo o nell’altro, avrebbe fatto parte della mia vita.  Non avevo immaginato, però, che sarebbe stato così difficile. 

Quella serata allo Stonewall Inn era stata magnifica. Mi ero sentito come se fossi tornato a vivere dopo mesi di solitudine. Avevamo bevuto molti drink, ma eravamo rimasti lucidi. Mi aveva raccontato del lavoro come cameriera all’Ellis Diner e che si era trovata lì causa di forza maggiore, ma ambiva a qualcosa di meglio. Purtroppo, ancora oggi non sapevo a cosa si riferisse. Cecil restava la donna del mistero. 

All’inizio non ci avevo fatto caso, ma quando avevo iniziato a volere qualcosa di più dalla nostra relazione, quei silenzi avevano cominciato a darmi fastidio. 

In tutta sincerità, non sapevo cosa aspettarmi. Non era stato un colpo di fulmine, come per Tyler e Glen. La nostra era stata una conoscenza cotta a fuoco lento e, sebbene quella sera stessa ero riuscito a strapparle un bacio degno delle migliori commedie romantiche, prima di vederci per un primo vero appuntamento dovettero passare ben due settimane. 

Sembrava tutto così magico e perfetto, quasi stentavo a credere di aver trovato una ragazza capace di rimettere in moto il mio cuore, dopo tutta quella serie di relazioni sbagliate che costellavano il mio passato. 

Qualche notte dopo l’avevo baciata, su una panchina di Times Square. Neanche il rumore della città era riuscito a intromettersi tra noi, eppure quando le avevo chiesto di rimanere con me aveva rifiutato. Da quel momento, tra di noi era stato un continuo alternarsi di alti e bassi. Cecil tirava i fili della mia vita, mi attirava a sé e mi respingeva con la stessa intensità, quasi fossi una marionetta nelle sue abili mani. E io non riuscivo a fare altro che assecondarla, anche contro la mia stessa volontà.

Il cellulare squillò all’improvviso e fui trascinato alla realtà dal naufragare dei miei pensieri. Lo afferrai, sorpreso di ricevere una chiamata da parte sua. 

«Ciao, Oliver.» La voce di Cecil era un sussurro spezzato. «Che succede? Come sta Glen?» 

«Questo è l’unico modo per sapere qualcosa di te» risposi stizzito. Lei non disse nulla, fece solo un lungo e sofferto respiro. Ripresi subito la parola, impedendole di aggiungere altro. «È la terza volta in una settimana che Glen piomba a casa mia. Sta male, Cecil. E io non so cosa fare. Ora è sul letto di Tyler. È crollato a causa di una crisi di pianto.» Era distrutto, come lo ero io. Quella situazione non riuscivo più a gestirla. O almeno, non potevo farlo da solo. 

«Se solo potessi volare a Seattle…» sussurrò Cecil. «Ora sono al diner, ma tra un’ora finisco il turno e vengo lì da te. Okay?» 

«Possiamo fare qualcosa per lui?» le domandai. «Nel senso, lui può anche stare qui da me. Io non ho problemi, ma…»

«Glen è mio amico. Devo stare io al suo fianco» aggiunse, prendendo il sopravvento su di me. 

«Anche io ho un cuore, Cecil. Questo ancora non l’hai capito? Lo conosco da poco, ma… mi dispiace vedere un ragazzo come lui in questo stato.» 

«È compito mio, Oliver.»

Ed eccola di nuovo, la donna fredda e distaccata che mi aveva attaccato fuori l’Ellis Diner qualche settimana prima, quando mi ero presentato lì all’improvviso, con Tyler. Aveva chiuso di nuovo il cuore, mi aveva voltato le spalle, erigendo un altro muro attorno a lei. E io non riuscivo a scalfire le sue difese.

Sembrava così lontana dalla Cecil di cui mi ero innamorato, quella con cui condividere qualcosa era facile, la cui sincerità si leggeva nella profondità del suo sguardo e nell’intensità dei suoi baci. 

Perché si comportava in quel modo? Si era già stancata di me? Restava al mio fianco solo per via di Tyler e Glen? 

Rabbia e malinconia, di fronte a quei pensieri, facevano a gara a distruggere l’ultimo briciolo di razionalità che ancora mi rimaneva. 

«Scusami, non volevo dire questo, Oliver» disse Cecil, fermando lo scorrere dei miei pensieri e interrompendo il silenzio in cui ero calato. «Conosco Glen da più tempo di te e so come comportarmi. Ti sollevo da ogni disturbo. Sono a casa tua tra un’ora.» 

«Ha chiesto il mio aiuto e non il tuo, da quel che vedo. Anche Glen, forse, ha capito che persona sei» aggiunsi con un tono di sfida. «Ho sbagliato a telefonarti.»

«Cosa stai insinuando?» Il tono di voce si era fatto più alto. 

«Ne abbiamo già parlato, Cecil. Cosa ti sta succedendo? Perché un giorno sei qui, e il giorno dopo ti sento distante mille miglia?» Volevo solo sapere la verità. 

«Non è il momento di pensare ai rapporti di coppia, Oliver. Io… non mi sento pronta.» 

Neppure lei sembrò convinta. 

«Sono tutte puttanate. Glen ha bisogno anche del tuo aiuto, comunque. E non è il solo a dover fare i conti con l’assenza di Tyler. Ci vediamo tra un’ora, Cecil.» 

Chiusi la telefonata senza darle modo di rispondere, lasciando cadere il cellulare tra i cuscini del divano. Mi alzai solo per raggiungere il frigorifero e recuperare una birra. Ne mandai giù una lunga sorsata, che però non bastò a calmare il battito del mio cuore né a placare il tremore causato dalla furia che mi scorreva nelle vene, sottopelle. Bevvi un altro lungo sorso, poi ancora un altro, fino a quando non finii tutta la lattina. 

«Non è un po’ presto per bere? Oppure è già ora dell’aperitivo?» La voce di Glen quasi mi fece sobbalzare. Era arrivato di soppiatto, senza fare il minimo rumore. Incrociai il suo sguardo vuoto, spento, totalmente privo di voglia di vivere. Aveva i capelli arruffati e la T-shirt sgualcita. Si avvicinò al tavolo solo per posare la tazza vuota. «Ora levo le tende. Scusami, Oliver. Ti sono solo d’impiccio.» 

Fece per andarsene, ma riuscii a fermarlo. 

«Sta per arrivare Cecil» sussurrai. «In questo stato non puoi andare a casa da solo. Ti avrei accompagnato io volentieri, ma ho del lavoro da sbrigare» proseguii, indicando il laptop che era sul tavolino accanto alla televisione. Era una bugia, la mia. Non avevo nessuna consegna imminente, tanto per cambiare. Smistavo ancora la posta del mio capo. 

Che stupido. 

«Senti, Glen, voglio essere sincero con te. Non so cosa fare. Vorrei cancellare il tuo malessere ma, credimi, sono distrutto anche io.» Sì, ero un morto che camminava, nel vero senso del termine. 

Da un paio di mesi ero alla ricerca di una nuova agenzia pubblicitaria, di un posto in cui poter dare sfogo alla mia creatività e non portare solo il caffè mentre i miei progetti rimanevano a prendere polvere sulla scrivania. Avevo bisogno di dare una svolta alla mia vita e quello che era accaduto a Tyler, scappato a Seattle per inseguire il lavoro dei suoi sogni, lo avevo preso come un segno. Dovevo darmi una mossa. 

«Aspetterò Cecil nell’androne. Ho sbagliato a venire qui. Tu hai già un mucchio di problemi» disse con un filo di voce. 

«Sei mio amico, Glen» replicai. «Resta qui, per favore. Non andare via.» Il mio ero un appello. Stavo per crollare, e forse la presenza di Glen poteva aiutare, almeno in qualche modo. «Scusa se ho alzato la voce poco fa, ma io Cecil non la capisco.» 

«È un’incognita anche per me e la conosco da più tempo di te, lo sai.» Si avvicinò, facendo scorrere una mano attorno alla mia spalla. «Devi combattere, Oliver. Non arrenderti.»

I ruoli sembrava si fossero appena invertiti. Perché Glen cercava di consolarmi? Avrei dovuto essere io la spalla su cui piangere e non viceversa. 

«Tu però hai deposto le armi.» 

Lui tentò di fare un sorriso, ma ne uscì una smorfia deforme. 

«Non si è presentato all’appuntamento. Ha preferito non condividere con me quella parte della sua vita. Sarò stato solo un divertimento per lui e, in fondo, non posso competere con uno come Mick.»

Tyler era stato un coglione con Glen. Non solo si era dileguato, trasferendosi in un’altra città per inseguire la carriera, ma aveva portato con sé anche Mick, il suo ex, con il quale era tornato a fare coppia fissa. Inspirai a fondo e guardai Glen negli occhi: nessuno dei due sembrava disposto a riprendersi in fretta da quelle delusioni. 

«Resti?» chiesi, senza aggiungere altro. 

Glen mi regalò un sorriso debole, poi si sedette. 

«Ti piace il burro di arachidi?» gli chiesi. 

Lui fece un cenno di assenso e mi guardò mentre preparavo un paio di sandwich per entrambi. Li mangiammo in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri, fino a quando il campanello non spezzò quella quiete. 

«Deve essere Cecil» disse Glen, bevendo l’ultimo sorso d’acqua. 

«Non ti muovere. Vado io. E poi …» 

«Sì, lo so. Devi parlarle. Io aspetto qui, mi metto gli auricolari e ascolto un po’ di musica» mi rassicurò con un piccolo sorriso. «Grazie, Oliver. Dico sul serio» aggiunse. 

«Posso entrare?» 

Cecil mi fissava, ferma sull’uscio di casa mia, con ancora indosso gli abiti da lavoro, il viso pallido e quei bellissimi capelli color mogano legati in un piccolo chignon. 

Mi spostai, facendole spazio senza dire una sola parola, e quando mi passò accanto quell’odore così dolce di rosa e lavanda mi inebriò le narici. L’afferrai per un braccio e, chiudendo la porta di casa con il piede destro, la strinsi a me senza darle modo di fuggire ancora.  Sobbalzò, ma non di paura. Si sciolse tra le mie braccia, proprio come aveva fatto quella sera fuori lo Stonewall, e poi ancora su quella panchina a Times Square. Non avevo smesso di essere furioso con lei, ma la desideravo immensamente. Mi scostai quanto bastava per baciarla e legarmi a quelle labbra meravigliose. Cecil di nuovo non si oppose, rispondendo con la stessa intensità. 

«Scusa per come mi sono comportato» dissi nel prendere respiro. Chissà, forse ero io a pretendere troppo da lei e da noi?

«Sono una stronza, Oliver» sussurrò. Poi mi baciò di nuovo, facendomi dimenticare tutto il resto. Quel bacio, però, non avrebbe rimesso le cose a posto per sempre. Avevo ancora bisogno di sapere se fosse pronta ad abbassare le proprie difese emotive una volta per tutte. 

Capitolo 2

Cecil

Now playing: Yazoo, Only You 

La telefonata mi aveva lasciato senza parole. Comprendevo la rabbia di Oliver. Anche io, se fossi stata nei suoi panni, mi sarei comportata allo stesso modo, ma come potevo essere in grado di amare se la mia vita era una completa menzogna? Non meritavo una persona come lui. Non meritavo proprio nulla. Il mio destino era vivere in quel purgatorio personale per tutto il resto dei miei giorni, o almeno fino a quando fossi stata in grado di reggerne il peso. Lo avevo promesso sulla tomba del povero Malcolm e io ero una donna di parola. 

Nel mezzo, però, c’era Oliver. E quando lui era accanto a me non ero più padrona delle mie azioni. 

Forse era la persona giusta, l’uomo che avrebbe saputo curare il mio animo spezzato, ma non potevo di certo trascinarlo nel mio inferno. Adesso chiedeva un confronto, cercando una sincerità che non ero pronta a concedere. Però mi sentivo in dovere di rispondere alla richiesta di aiuto da parte di Glen. Quella, per il momento, era l’unica cosa che potevo fare.

Mi diressi al tavolo sette per portare l’ordinazione, poi tornai verso il bancone dove c’era Mark intento a battere uno scontrino. «Sai se Fred è arrivato?» domandai. Lui alzò lo sguardo ma subito tornò a scrivere le ordinazioni sul registratore di cassa. «Devo uscire prima. È urgente.»

«E mi lasci qui da solo? Cecil, sono stanco. Faccio doppi turni da due settimane.» 

«Glen non sta bene.» 

«Sta ancora dietro a quel povero idiota?» rincarò la dose lui. Mi limitai a fare un cenno di assenso con il capo. 

«Devo andare a casa di Oliver, ma torno subito. Magari resto fino alla chiusura, okay?» Io e Mark eravamo allo stremo. A causa del crollo emotivo di Glen, eravamo praticamente da soli a coprire i turni all’Ellis Diner. Fred era consapevole della gravità della situazione, ma non aveva intenzione di assumere nessun altro per il momento, sperando di riavere Glen al diner al più presto. La situazione però stava sfuggendo di mano. 

«Sono le cinque del pomeriggio» disse Mark, distogliendomi dai pensieri. «Tra un’ora ci sarà il delirio. Cerca di fare ciò che devi fare nel più breve tempo possibile, per favore. È proprio indispensabile?» insistette. 

No, non lo era. Glen era in mani sicure, Oliver lo avrebbe rimesso in sesto in un modo o nell’altro.  Ero io che volevo andare da lui perché… be’ mi mancava quello spilungone dai capelli color oro e dai profondi occhi azzurri. Volevo stare vicina al mio amico, ma anche trovare una scusa per vedere Oliver. 

Che situazione assurda. 

Per quanto volessi restare distante da Oliver, non ero in grado di resistere all’attrazione che provavo per lui. Lo conoscevo da poco, e nonostante questo ero convinta che sarebbe stato in grado di amarmi per l’eternità. Il problema era che non potevo raccontargli chi fossi in realtà e perché ero diventata una stronza senza cuore. Avrebbe capito? Mi avrebbe accettato lo stesso con tutto il mio passato ingombrante alle spalle? 

«Stiamo parlando del mio migliore amico, Mark. Neanche ti immagini cosa sta passando.» 

Fece spallucce. Sapeva fin troppo bene che era una battaglia persa mettersi tra me e Glen. 

«Ho una vita anch’io, Cecil» disse alla fine, con un tono secco. Gli sorrisi dolcemente e promisi che sarei tornata al diner prima dell’ora di punta. O almeno avrei provato a fare tutto di corsa, sfrecciando nel caos della metropolitana. Passai dal retrobottega e, salendo le scale, arrivai nell’ufficio di Fred. Entrai di soppiatto, senza bussare alla porta.

«Devo andare da Oliver, Glen ha avuto una delle sue crisi. Torno subito, però. C’è Mark in sala da solo» dissi. 

Fred si voltò. Era in piedi, di fronte alla finestra, intento a scrutare il cielo primaverile di New York. Aveva il viso pallido e stanco, la barba incolta e i capelli arruffati. Si sedette alla scrivania, prese gli occhiali da vista, li inforcò e cominciò a guardarmi con un’aria strana, quasi indecifrabile. 

«Non devi giustificare i tuoi spostamenti, Cecil. Va’, corri da Glen.»

«Dobbiamo trovare una soluzione, però. Lo hai visto anche tu in che stato è.» 

Sospirai. Mi aveva raccontato quello che era successo un paio di mesi prima, quando Glen era corso da lui in lacrime. Fred non aveva mosso un dito. Non si era lasciato sopraffare dai sentimenti che provava per lui. Lo aveva accolto e consolato, ben sapendo che il suo abbraccio non sarebbe bastato. Glen non aveva bisogno di un altro uomo, aveva bisogno di un amico, di una persona che lo conoscesse a fondo. Fred sperava che questo avvicinamento potesse significare qualcosa di più, ma due mesi dopo… be’ la situazione non era cambiata affatto. Glen si stava struggendo ancora per Tyler e, chissà, forse non sarebbe mai riuscito a superare il dolore. Ma Fred? Quando avrebbe capito che era arrivato il momento di voltare pagina? 

«Vi aiuterò io, se necessario» disse, in risposta alla mia affermazione. «Non posso licenziarlo.»

«Non dicevo questo, Fred. Ma per una volta devo ammettere che Mark ha ragione, in due non possiamo più reggere» constatai. 

«Ci sono qua io, Cecil. Te lo ripeto. Non devi preoccuparti.» Alzò lo sguardo dalle scartoffie solo per punzecchiarmi con un sorriso affabile, quello che nascondeva la sua deriva emotiva. «E tu? Con Oliver come vanno le cose?» 

«Malissimo. È incazzato nero e non posso dargli torto. Merita di meglio.» Era così. Non potevo fare altrimenti. 

«Mi hai sempre detto che non si può vivere di soli rimpianti. Allora perché tu fai lo stesso? So benissimo che in quell’incidente anche tu hai perso una persona cara, ma…» Fece un lungo respiro. «Hai trovato Oliver. È un ragazzo splendido. E vorresti gettare tutto all’aria per…»

«Devo ancora pagare per i miei errori, Fred. Mio padre e mia madre ne hanno commessi tanti. Oliver non capirebbe» sussurrai. 

«Tuo padre lo ha fatto a fin di bene» disse. «Sei in gamba. Non puoi restare qui con me per sempre. A volte bisogna essere coraggiosi e affrontare il passato.» Sorrise di nuovo. «Io lo sto facendo. Un passo alla volta. E tu, invece?» 

Rispetto a lui, stavo sabotando la mia vita come al solito. 

«Torno tra poco» tagliai corto. «Porto Glen a casa e poi…»

«Riposati. Farai domani un doppio turno, okay?» Feci un cenno con il capo e, un minuto dopo, ero già in strada. Non mi cambiai neppure di abito. Indossai solo il mio fidato giubbino di jeans e mi diressi verso la metropolitana più vicina, diretta all’appartamento di Oliver. E poi? Cosa avrei fatto una volta arrivata a destinazione? Ero un disastro. Un vero disastro. Segnata nel profondo da una storia familiare così complessa da aver distrutto persino la mia vita sentimentale. Come avrei potuto amare un altro uomo dopo… lui? Come potevo mai sorridere alla vita quando il destino mi aveva portato via tutto? Oliver si meritava il lieto fine, diversamente da me. 

Sopraffatta dai pensieri, entrai nel vagone della metro e mi sedetti sul primo sediolino infeltrito che trovai libero. Nonostante la fermata di Rockefeller Center fosse su un’arteria centrale, a quell’ora del pomeriggio il caos della Grande Mela era ancora piuttosto contenuto. Diedi uno sguardo al tabellone delle fermate e restai in attesa che il treno partisse. Alzai il bavero del mio giubbetto e mi raggomitolai sul sedile. Avrei tanto voluto mettere a tacere le voci che sentivo nella mia testa, ma non riuscivo a farlo. Forse, era il caso di accettare l’impossibilità di fuggire dal mio passato. 

Ma Oliver, quel dolce ragazzo, aveva stregato il mio cuore. Pochi mesi erano trascorsi dal nostro primo incontro e già non riuscivo a controllare i miei sentimenti. Sapevo che non si trattava di amore, lo conoscevo appena, eppure in lui vedevo una scappatoia. Con Oliver potevo sperare in una vita migliore, e per capirlo mi era bastato un solo e semplice sguardo, mentre lo osservavo sgomitare tra la folla dello Stonewall Inn e fare attenzione a non rovesciare i due bicchieri che stringeva tra le dita. 

A colpirmi erano stati i suoi occhi. Bellissimi, di una lucentezza e una profondità tale che era impossibile trovare l’aggettivo adatto a descriverli. Fisicamente non era il mio tipo: troppo alto, troppo biondo, troppo curato, troppo atletico. Troppo perfetto. Eppure, era riuscito a sedurmi col suo charme, il sorriso sghembo e quei modi di fare da uomo di altri tempi. 

Oliver era gentile, ironico, sapeva stare al gioco, riusciva a tenermi testa quando cercavo di metterlo in riga. E poi… sapeva baciare, sapeva come farmi sentire speciale. Non che io fossi stata una donna di mondo, ma tra tutti gli uomini che erano entrati nella mia vita, Oliver era il migliore. Persino migliore di lui. A pensarci bene, sentivo ancora il sapore delle sue labbra se vagavo con la mente a quella sera su Canal Street. Il sogno, però, era durato poco. O almeno io lo avevo fatto finire troppo presto, remando contro la mia stessa felicità.

Gli errori di mio padre, quelli di mia madre e quella maledetta valigia che custodivo nell’armadio dell’ingresso, parlavano praticamente da soli. Non c’era spazio per nessuna persona al mio fianco. 

Ma Oliver aveva continuato a cercarmi. Voleva conoscere il volto della vera Cecil e una sera, alla fine, avevo accettato di uscire con lui. Ero riuscita a comportarmi da persona adulta, senza cedere al ritmo delle mie pulsioni, nonostante quel bacio sulla panchina di Times Square. Un altro tocco da parte di Oliver e avrei rischiato di finire a letto con lui. E se fosse accaduto… niente sarebbe stato più lo stesso.

Così ero tornata a indossare la maschera da stronza algida, mantenendo le distanze e chiudendo il mio cuore. I nostri destini, tuttavia, sembravano essere già segnati. Io ero legata a Glen, lui a Tyler. Un filo rosso ci univa in maniera indissolubile.  

Scesi alla fermata della metro con un peso sul cuore che mi impediva quasi di respirare. Impiegai pochi minuti a raggiungere il portone del suo condominio, salii le scale e rimasi in attesa sull’uscio fino a quando non mi fece cenno di entrare. Ero convinta di quello che stavo facendo. Avrei portato Glen a casa, mi sarei presa cura di lui e avrei chiuso per sempre con Oliver. Lui non si meritava quella vita di merda in cui stavo annaspando. 

Il bacio che avvenne subito dopo questo pensiero fu fuori da ogni logica e previsione. 

Oliver mi strinse a sé, mi baciò con passione e un pizzico di sfacciataggine. La sua lingua non chiese scusa né permesso. Mi assaggiò e basta, come solo lui sapeva fare. E io non restai di certo immobile. Risposi al bacio per sentire ancora quel sapore, legarmi a lui in un abbraccio che potesse non avere mai fine. Il corpo aderì al mio come se fossimo due incastri perfetti. Sentii il battito del suo cuore, la consistenza delle mani, il suo sesso vibrare contro le mie gambe. Lo desiderai dentro di me. Le sue mani fecero cadere sul pavimento la mia giacca e in un attimo la bocca di Oliver mi si posò sul collo, assaggiando e leccando quel poco di pelle nuda che traspariva dalla divisa da lavoro. Mugugnai, al limite. Stavo rischiando di perdere il controllo. Se non avessi fatto subito qualcosa, avrei rischiato di perdere il controllo. 

«Ti prego. C’è Glen nell’altra stanza» dissi in un attimo di lucidità. Oliver mi baciò di nuovo e poi mi accarezzò il viso, provocandomi un lungo brivido di piacere. Aveva le guance rosse, i capelli arruffati che scendevano lungo la fronte, e quel sorriso sghembo capace di mandarmi in tilt il cuore. «E poi… non posso.» Cercai di allontanarmi, ma lui non mollò la presa. 

«Dimmi che resti questa volta, Cecil. Per favore. Sto impazzendo» sussurrò. Mi baciò e per la seconda volta il mio corpo agì per conto suo, senza dar retta alla mente. 

«Non so se sono la persona giusta per te, Oliver» dissi col respiro spezzato. 

«Voglio conoscerti. Voglio sapere cosa si nasconde qui.» E fece scorrere una mano sul mio petto, fermandosi vicino al cuore. 

«È proprio di questo che ho paura.» 

«Con me non devi temere nulla.» 

L’istinto prese ancora il sopravvento. Con un altro bacio siglai una promessa che, ero certa, non sarei mai stata in grado di mantenere.

Non hai letto il primo volume della serie? Lo trovi in offerta in occasione dell’uscita di Never Say Never! Non perdere Il Colpo di Fulmine non esiste (romance contemporaneo M/M) a 0,99!

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amalia frontali

Amalia Frontali è uno pseudonimo.

In quanto tale ha la fortuna non di indifferente di poter fare sempre e solo ciò che preferisce, vale a dire leggere, cucinare, passeggiare col suo cane e uccidere piante in vaso.

E naturalmente scrivere.

Amalia scrive dal 2017, sperimentando generi, registri e forme narrative. 

Ha un debole per lo stile epistolare e per le ambientazioni storiche e belliche.

Nata a Napoli il 19 novembre 1990, è laureata con lode in Comunicazione pubblica sociale e politica alla Federico II di Napoli.

È appassionata di scrittura, musica, arte e sport, in particolar modo di pallavolo.

Sogna di lavorare nel campo delle risorse umane; a dicembre del 2016 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Scegli me, con la casa editrice Eden Editori.

A maggio 2019 ha vinto il premio come Autore dell’anno, indetto dal giornale online Napoli Time.

La scrittura è da sempre il modo migliore che ha per esprimersi, scrive principalmente per se stessa, lasciando in ogni libro una piccola parte di sé.

laura baldo words edizioni

Nata e vive a Trento. Ha la passione per la lettura, i viaggi, gli animali, l’opera lirica e, di recente, la scrittura. Alcuni suoi racconti, finalisti o segnalati in concorsi, sono stati pubblicati in antologie e online. Nel dicembre 2019 è uscito il suo primo romanzo Qualunque sia il tuo nome (HarperCollins), vincitore del concorso “e-Love Talent 2019”. A giugno 2020 è uscito il giallo breve La salvatrice di libri orfani (Alcheringa).

Attualmente collabora con la rivista culturale “Alibi Online”, scrive recensioni per il blog “A libro aperto” e inventa fiabe stravaganti per il sito “Piccoli grandi sognatori”.

A febbraio 2021 è uscito Il lato sbagliato del cielo (Arkadia), ambientato durante la Seconda guerra mondiale, periodo storico di cui si è appassionata. Per la serie Il tredicesimo segno, che sarà pubblicata da Words Edizioni, sta lavorando a due prequel.

Martina Boselli Words Edizioni

Classe 1990, nasce a Napoli.
Laureata presso l’università Federico II in Filologia Moderna, attualmente insegna in una scuola di periferia.

Scrive praticamente da sempre e su qualunque cosa e in qualsiasi posto si trovi.

Ama il cibo cinese, i tramonti autunnali, il rumore delle onde del mare, andare al cinema, perdersi tra i vicoletti della sua città, cantare a squarciagola mentre è in auto, leggere fiabe la sera insieme a sua figlia, guardare serie televisive una dopo l’altra e chi pratica gentilezza e sorrisi a caso, perché non se ne vedono mai abbastanza.

Non va d’accordo con la matematica, con chi non mantiene le promesse, con chi non ha a cuore il cuore degli altri e con i parcheggi.

Un giorno spera di poter vivere a Parigi e se ciò proprio non dovesse accadere, mangiare senza ingrassare sarebbe un’ottima alternativa.

Scrittrice e giornalista freelance. Vive tra la Capitale e la sua Calabria.

Al suo Gli arpeggi delle mammole (già pubblicato nel 2015) è ispirata una graphic novel; è co-autrice di Senti chi parla, volume presentato alla 74esima Mostra del cinema di Venezia.

vanna costanzo words edizioni

Giovanna “Vanna” , classe 1995, vive a Caserta ed è diplomata in restauro delle opere pittoriche.

Ama profondamente tutto ciò che ha a che fare con l’arte (in qualsiasi campo), gli animali, la natura e la Storia.

Tenta di convincersi ogni giorno di essere nata nel decennio giusto, ma con scarsi risultati.

“La luce calda del tramonto”, primo volume della “Trilogia del Sogno Americano” e precedentemente pubblicato in self-publishing su Amazon, segna il suo nuovo esordio per la Words Edizioni.

Classe 1988, è di origini campane. Di professione giornalista, da qualche anno scrive per passione.

“Jordan+April” è il suo primo romanzo. Inizialmente autopubblicato su Amazon, ora pubblicato nella sua nuova versione targata “Butterfly Edizioni”.

La stessa casa editrice ne ha pubblicato anche il seguito “April”. Ha all’attivo anche: “You are my Superhero” e “Ricordati di me”, entrambi disponibili sulla piattaforma Amazon in versione ebook e cartacea; il romance ad ambientazione storica “La sposa inglese” e il romance contemporaneo “Parole”, entrambi pubblicati con una casa editrice veneta.

Da novembre 2019 è l’editore responsabile della casa editrice Words Edizioni.

barbara morini words edizioni

Barbara Morini è lo pseudonimo con cui una anonima impiegata della provincia di Treviso ha deciso di pubblicare il suo primo libro.

Nata nello stesso anno della mitica Route americana, è cresciuta a pane, libri e musica ascoltata tra radio e musicassette. Animata dal fuoco della passione per la lettura, ha passato l’adolescenza in compagnia dei classici.

Negli anni ’90 ha iniziato ad attraversare mondi sconosciuti con la letteratura fantasy e per ragazzi. All’inizio del nuovo millennio si è approcciata al mondo del romance, senza abbandonare gli altri generi.

Senza davvero crederci fino in fondo ha scritto e pubblicato la sua prima storia su Wattpad, che ha riscosso un successo incredibile e che si appresta a diventare ora il suo primo libro edito Words Edizioni.

E ora, giura solennemente che non smetterà più di scrivere.

carlo lanna words edizioni

Nato a Caserta trentacinque anni fa.

Di professione è giornalista di spettacolo e collabora per IlGiornale.it e per un magazine a tematica LGBT.

È laureato in Legge e in Scienze della Comunicazione. Divora film e serie tv di tutti i tipi fin dall’adolescenza e ama follemente le saghe urban-fantasy e i dark romance.

La scrittura è nel suo DNA, ma solamente quattro anni fa è tornato a picchiettare le dita sulla tastiera e navigare con la fantasia, dopo un lunghissimo periodo di silenzio.

Ha pubblicato svariati racconti brevi su diverse antologie. Ha esordito con Scegli il nostro destino (Gilgamesh Edizioni) nel luglio 2019. Il colpo di fulmine non esiste è il suo secondo romanzo, il primo della serie NY Lovers.

gaetano cappello words edizioni

E’ nato ad Agrigento nel 1990.

Cresciuto in una famiglia poco incline alla lettura, vede nascere il proprio legame con le storie dell’orrore per puro caso: una copia di Mucchio D’Ossa rinvenuta dentro un mobile acquistato d’occasione dai genitori.

Un’epifania che lo porta a divorare ogni romanzo del genere capitato a tiro, da Stephen King a Lovecraft, passando per Shirley Jackson e Clive Barker, finché non decide di dedicarsi alla scrittura egli stesso.

Ha pubblicato in self publishing una raccolta di racconti intitolata Sette Dopo il Tramonto.

 

giulia de martin words edizioni

Classe 1991, una laurea in letteratura inglese, una in giornalismo e due anni vissuti in Irlanda, oggi ha trovato la sua occupazione nel mondo del digitale, ma non ha abbandonato la sua passione per i classici e la loro bellezza.
Vive fra le Dolomiti con un pallanuotista e due gatti, Loki e Thor, alternando web e carta stampata, lavorando come modella e viaggiando per l’Europa.

Il romanzo storico è per Giulia il mezzo per trattare temi attuali e riflessioni profonde conferendo al tutto un’anima romantica.
I suoi personaggi, donne forti e determinate che combattono per mantenere la loro posizione e felicità, rispecchiano le giovani di oggi, sognatrici e pragmatiche, che bevono la vita in un sorso solo assaporandone ogni goccia.

Come la pioggia e la Scozia, il suo romanzo d’esordio, ha vinto i Watty’s per la categoria narrativa storica nel 2019, prima di essere pubblicato da Words Edizioni. Il romanzo è stato per mesi tra i Bestseller Amazon. Anche Le Api di Waterloo ha vinto i Watty’s 2020 per la stessa categoria.

jessica marchionne words edizioni

Nasce a Sezze nel 1991.

È laureata in ‘Editoria e scrittura’ e ha continuato a frequentare corsi e tirocini anche dopo gli studi nella speranza di trasformare la sua passione in lavoro.

Legge da sempre qualsiasi genere anche se predilige il fantasy e lo storico.

Ha un blog ‘Luce sui libri’ dove recensisce libri di autori emergenti e dispensa ogni tanto qualche consiglio.

Ama i videogiochi, gli animali e pensa che l’autunno sia la stagione che meglio le si addice.

Le campane di San Pietroburgo edito da Words Edizioni è il suo romanzo d’esordio.

juls way words edizioni

Classe 1994, vive a Bologna, dove frequenta la Scuola di Archivistica.

Urbinate di nascita e di adozione, si è laureata in lettere moderne e in storia dell’arte.

Cresciuta a libri, Guccini e Platone, è un’inguaribile romantica; ama il cinema, le serie tv – soprattutto i period drama – , il sarcasmo e andare in giro per mostre e musei.

Il suo sogno è di vivere a Parigi, in una mansarda arredata in stile anni venti, con vista sul Quartiere Latino.

Inventa storie da quando ne ha memoria, ma La seconda moglie è il suo primo romanzo.

laura vegliamore words edizioni

Laura è nata a Roma nel 1989. Dopo essersi diplomata in recitazione all’Accademia Internazionale di Teatro si è trasferita a Parigi dove ha vissuto per tre anni, lavorando come agente museale.

Appassionata di storia e luoghi antichi, lettrice devota fin dall’infanzia, ha sempre adorato scrivere e, una volta tornata in Italia, si è decisa a dedicarsi a questa passione anima e corpo.

Per Dri Editore ha pubblicato il romanzo storico Terraferma.

Per Words Edizioni esordisce con il romanzo di narrativa contemporanea Novembre.

liliana d'angelo words edizioni

Consegue la Maturità Classica nel luglio del 1984 presso il Liceo Classico “P. Giannone” di Caserta, e la laurea in Lettere  nel luglio del 1990 presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; oggi è docente di lettere nella Scuola Secondaria di secondo grado a tempo indeterminato.

Pubblicazioni:
Il Profumo della Viole (2005)
Il Segreto di Villa Camilla (2006)
L’Albero dei Desideri (2007)
Chiedi alla Luna (2008)
Magica Europa (2009)
La Schiava Cristiana (2010)
Come un puzzle (2012)
Le fiabe più belle (2012)
Iris e l’inganno della principessa (2014)
Siamo ragazzi (2016)
Gioco di squadra (2017)
– Corri più veloce del vento (2018)

Tutti i romanzi sono editi da Medusa Editrice.
Per Words Edizioni esordisce con La luce dell’alba.

margherita maria messina words edizioni

Semplicemente Meg. Classe 1989, è siciliana e nelle sue vene scorre il sangue della sua madre naturale, l’Etna.

Laureata in Storia dell’Arte, è specializzata in conservazione e restauro dei beni archivistici e librari. Cura e gestisce un blog letterario da due anni, Il Libro Sul Comò Di Meg, dove promuove autori emergenti e piccole case editrici. Ama la storia, soprattutto l’epoca medievale e l’Ottocento. I suoi primi amori ed eterni fidanzati sono stati Dracula, Heatcliff e Erik (Il Fantasma dell’Opera), ed è cresciuta con le opere liriche e il power metal.

Divora libri, unico cibo che sazia il suo animo, insieme con la pizza e il tiramisù; li scrive anche, e ci si perde dall’età di sette anni. Adora i gatti e vagare nei boschi, soprattutto con la Luna piena.

Di storie ne ha tante da raccontare, ma Beyond the Veil è il suo romanzo d’esordio.
Dal 2020 cura la grafica del magazine Libri & Parole per Words Edizioni e dal 2021 è webmaster del sito web Words Edizioni.

paola russo words edizioni

Vive felice in un piccolo paese della Bassa Friulana con un marito maschio alfa e un figlio che, per l’innata inclinazione alla menzogna e alla contrattazione, molto probabilmente da grande farà l’avvocato o il truffatore.

È una donna dotata di pessima memoria (ciò nonostante non dimentica mai una promessa fatta), maldestra e distratta (eppure concreta e affidabile) e pigra (ma nel senso buono del termine).

Adora ascoltare la buona musica (o, per meglio dire, quella che lei ritiene essere buona musica), guardare serie televisive e i late show in lingua originale (preferibilmente sottotitolati), ascoltare podcast divulgativi che le amplino la mente (cosa di cui sente il bisogno) ed essere circondata dalla simmetria e dall’ordine (entrambe non più pervenute da quando è diventata una mamma).

Detesta l’attività fisica in tutte le sue forme possibili (a esclusione del sesso), la matematica (a cui augura di morire) e le scartoffie burocratiche (qualcuno dovrebbe punire severamente chi le ha inventate).

Leitmotiv: trova la tua passione, coltivala e sarai più felice.

salvatore improta words edizioni

Salvatore Improta nasce a Napoli nel 1979 e si trasferisce a Bologna nel 2001. Nel 2002 apre un blog sul quale pubblica racconti alcuni dei quali selezionati in raccolte di autori emergenti. Nel 2014 scrive il libretto ed i testi delle canzoni per il musical Jonas’s song. Nel 2017 vince due importanti contest nazionali di scrittura: Coop For Word con Metrò on the book pubblicato nella raccolta Cado come neve (ed. Fernandel) e sul Resto del Carlino di sabato 16/09/17 e Scriba Festival della Bottega Finzioni (Carlo Lucarelli) con il racconto Dove devo firmare. È pubblicato nella rivista PostScripta (ed. Atlantide) con il racconto È arrivata primavera; nella raccolta Sette son le note (ed. Alcheringa) con il racconto All you need is love but you don’t know. Nel 2018 viene pubblicato in ebook il suo libro d’esordio Brucia (ed. Geekoeditor) per il quale è intervistato da Repubblica, edizione Bologna. Nello stesso anno si classifica tra i vincitori del premio nazionale “Tuttiscrittori” con il racconto Caterina, e nel concorso indetto dal comune di Trento con il racconto Caterina e Antonio. Nel 2019 il racconto Il primo di una lunga storia è pubblicato nella raccolta, Mille e una storia. Nel 2020 Brucia, il suo romanzo d’esordio viene pubblicato in versione cartacea (ed. S4M), integrato con un nuovo capitolo finale. Nello stesso anno partecipa al contest “Dalla finestra” organizzato da Giulia Ortuso, con il racconto Musica in collaborazione con l’artista e grafica Alessandra Loreti, rientrando tra i selezionati per la pubblicazione del libro “Dalla finestra”.

rita mariconda words edizioni

Nasce a Torino nel ’60 e dopo vent’anni di vita ligia alle regole cambia tutto e diventa un’emigrante al contrario trasferendosi al sud.

Sposa e madre di due figlie decide ad un certo punto di mettere nero su bianco le sue fantasie trasformandole in romanzi.

Lettrice seriale di qualunque genere predilige gli storici e in particolare i vittoriani, innamorata dei polizieschi giudiziari si diletta anche in quel genere.

I suoi libri sono accompagnati sempre da una vena ironica che alcune volte degenera nel sarcasmo.

Il suo motto è “circondatevi di persone che vi sanno far ridere, che a farvi piangere ci pensa già la vita”.

 

samantha l'ile words edizioni

Vive in provincia di Varese con il marito, tre figli, due tartarughe e un pesce.

La mattina si alza presto, ammira il monte Rosa e affronta la giornata in mezzo ai numeri in ufficio poi tra quaderni, compiti e mille altri impegni. Nel tempo libero si dedica alle parole: lettrice compulsiva da sempre, ha trovato nella scrittura un mondo tutto suo in cui evadere.

Ha pubblicato vari romanzi contemporanei: Amore, cioccolato e disastri con Butterfly Edizioni, Non come una Barbie! e la serie Cuori. Infine ha scritto la serie Le Vicende degli Island dove ha racchiuso il sogno di possedere poteri paranormali.

La trovate su Facebook, Twitter, Instagram e Pinterest. L’indirizzo del suo blog è: sammylile.blogspot.it

scarlett reese words edizioni

E’ nata a Torino nel 1987 (anche se avrebbe voluto nascere negli anni 60) e spera di morire in un’altra nazione, almeno tra trent’anni, sorseggiando mojito su un’isola deserta.

Ama la musica rock, i tatuaggi e tutto quello che contiene zucchero o fa ingrassare.

È una lettrice compulsiva che scrive con la speranza di riuscire a trasmettere le stesse emozioni che riceve leggendo un buon libro.

Uno dei suoi più grandi sogni è vedere l’America, magari prima che Trump la faccia radere al suolo.

irene catocci words edizioni

Vive in Maremma, immersa nel verde e nella tranquillità (il più delle volte), con il marito, le due figlie e un levriero con l’indole di un gatto.

Ha pubblicato in self publishing:

Il dono, J.Skull, Cuore di Jagoda, Quel Mare Profondo e Doomed.

 

Des Anges Words Edizioni Autori

Milanese, classe 1991, l’altra metà di una ragazza ossessionata dai libri e che dei libri ha fatto il proprio lavoro, dopo una laurea in Comunicazione interculturale, una specialistica in Editoria e un master.

Alba colleziona maialini rosa di ogni tipo e dimensione, venera i gatti, Cristina d’Avena, le torte al cioccolato, e ha un passato da ballerina, pallavolista e pattinatrice su ghiaccio. Su di sé le piace raccontare molte storie, ma ce n’è una che considera l’incipit perfetto del romanzo della sua vita: quando è nata, a metà aprile, in primavera, una nevicata imprevista ha incollato gli sguardi al cielo. Un benvenuto che l’ha sempre fatta sentire un po’ speciale. Si considera un’imbranata cronica e un’eterna bambina che non si sforza nemmeno un po’ di crescere. D’altronde, e non potrebbe essere altrimenti, la sua fiaba preferita è Peter Pan. La ragione per cui ha cominciato a scrivere? L’Isola che non c’è esiste, e si nasconde in quel ponte di parole teso tra fantasia e realtà che lei ama creare e ricreare, per divertirsi, per giocare.

Stars – Il Re di Picche è il suo libro d’esordio e il primo volume di una serie romance che ha visto la luce nel 2014 con Triskell Edizioni, ma che torna per Words in una nuova veste, pronta a splendere.

barucco giulia

Scegliendo di intraprendere gli studi umanistici, Giulia Barucco ha deluso il nonno che la voleva ostetrica.

Le ostetriche invece ringraziano.

Dopo la laurea in Scienze e Tecnologie di Arte e Spettacolo (Cattolica di Brescia) e la specialistica in Cinema, Tv e Produzione multimediale (I.U.L.M. di Milano), lavora per alcune produzioni Mediaset e Rai fino a quando, diventando moglie e mamma, inizia a lavorare come copy per alcune agenzie di comunicazione.

Non essendo sufficientemente molesta nei confronti di amici e parenti, a maggio 2019 inaugura il blog GrrrPower con alcune sue amiche e colleghe e obbliga tutti a leggere i suoi articoli.

Dal 2019 ha molti meno amici, ma tanta voglia di scrivere, leggere libri, incatenarsi al divano per guardare serie tv e molestare intellettualmente il prossimo.

simona pugliese words edizioni

Classe 1987, una laurea magistrale in lingue e letterature moderne, Simona Pugliese è nata e vive a Catanzaro con la famiglia e tre distributori ambulanti di pelo e fusa.

“Ti lascio la mia vita” è il suo romanzo d’esordio.

Susy Tomasiello nasce a Napoli con una grande passione per la lettura. È per questo che ha deciso di aprire un blog sui libri “I miei magici mondi” dove condivide con chi come lei non sa stare un giorno senza leggere. Ha un’altra passione che però coltiva da sempre ed è quella della scrittura. I suoi libri sono tutti disponibili su Amazon: Puoi fidarti di me, edito Genesis Publishing; Puoi ancora fidarti di me, novella edita Genesis Publishing; Un marito per la mamma Self Publishing; Note d’amore Self Publishing; Quando tutto cambia edito Collana Starlight; Frammenti di noi edito More Stories; Voglio solo te Self Publishing.

Contatti
Fb Susy Tomasiello Autrice e Lettrice
Ig @susytomasiello
Mail susitoma@gmail.com

Krisha Skies esordisce ancora liceale pubblicando il primo romanzo con il suo vero nome. Seguono altre tre pubblicazioni, quasi tutte di genere fantasy.

Dopo aver conosciuto la piattaforma online “Wattpad” e aver cominciato a pubblicare le sue storie proprio con lo pseudonimo di Krisha Skies – che omaggia la protagonista del primo romanzo fantasy scritto a quattordici anni e rimasto inedito –, nel marzo 2021, con lo stesso pseudonimo, pubblica per la casa editrice Horti di Giano “Dark Wings”, primo libro del Ciclo delle Ali Oscure.

Laureata in Lettere moderne, oltre che della scrittura, della lettura, del cinema e dei manga, è sempre stata un’amante dei viaggi.

Oggi si divide tra il lavoro, la famiglia e la passione per la narrativa fantastica.

Beatrice inizia a scrivere per disperazione, durante un inverno trascorso in un paesino di montagna dove l’unico passatempo era quello di evitare il congelamento.

Alla fine di quell’anno di supplenza, Beatrice aveva imparato a mungere le mucche e a scrivere romanzi rosa.

Usa uno pseudonimo perché teme il giudizio dei suoi alunni, che non immaginano quanto spesso la loro professoressa di italiano usi parolacce fuori dall’aula, e dei suoi amici, che non immaginano di vivere delle vite che qualcuno ha pensato bene di romanzare.

Come quando fuori piove è il suo romanzo d’esordio.

manuela fanti words edizioni

Sono nata a Bologna nel 1976, città in cui vivo fino all’età di trentasei anni. Nel 2012 mi sposta in Toscana per esigenze di impiego, ad Arezzo, dove lavoro come Retail manager per una multinazionale americana e dopo cinque anni, mi trasferisco per amore in Sicilia, luogo in cui attualmente vivo e continuo a occuparmi di Retail per un’azienda tessile. La scrittura mi accompagna da quando adolescente trascorrevo le notti a dare sfogo a ciò che sentivo urlarmi dentro.
Il mio primo amore letterario è stato Francis Scott Fitzgerald, poi ho scoperto King. Se non scrivo è perché sto leggendo, e se non faccio nessuna delle due cose è perché mia figlia, oggi adolescente, ha un problema da risolvere. A volte dipingo, quando ho bisogno di uno sfogo immediato che la scrittura non riesce a darmi. Amo gli animali più degli esseri umani, la solitudine e l’arte sotto ogni sua forma. Detesto gli stereotipi, stirare e i centri commerciali.
Il mio esordio avviene nel 2014 con il romanzo Semplicemente complicato, edito da Edizioni Creativa (romanzo autobiografico), L’altro suono della musica, Amazon self publishing (2016), Ciatu miu, edizioni Nulla Die (2018), Livore Amazon self publishing (2020).

Estelwen Oriel words edizioni

Estelwen Oriel è nata a Milano il 24 novembre 1989. È cresciuta a Godiasco, un piccolo paese a ridosso dei colli dell’Oltrepò Pavese, luogo in ha dimorato fin dall’età di quattro anni.

La natura si è presto rivelata la sua principale musa e ancora oggi Estelwen trova in essa la linfa vitale, ispirazione e pace.

Ha immaginato nel tempo un mondo ricamato intorno al suo spirito, ai sogni dell’anima e alle più profonde meditazioni. In questo mondo, chiamato Tiristel, ha ambientato i suoi romanzi.

“Parlare della realtà senza parlare della realtà” è la prima legge che segue durante la creazione delle sue opere.

Nel 2018 esordisce con la silloge poetica “Il pianto dei salici” e nel 2019 pubblica la novella “L’immortale che ascoltava il vento”, opera di apertura della saga ambientata a Tiristel.

Tatjana Ciotta words edizioni

Cresciuta a Montesarchio (BN), oggi vive sulla Riviera del Brenta con marito, figlie e cagnolina paurosa. Diplomata nel 2001 in visual design all’ISD-Istituto Superiore di Design di Napoli, lavora come grafico per più di undici anni.

Tatjana scrive dai tempi delle medie ma dopo una breve parentesi self-publishing con un romanzo fantasy, ritirato dopo neanche un anno, abbandona tutti i suoi progetti. In seguito si cimenta nella stesura di copioni teatrali per l’infanzia (“Il Grande Libro delle Fiabe”, “Il Giardino Se-greto” tratto dall’opera di F.H. Burnett e “La leggenda del tesoro sommerso – La principessa del mare”) poi anche interpretati e diretti. Col romanzo di una vita “Olio su tela”, iniziato durante gli anni del liceo, riscritto negli anni e giunto alla sua versione quasi definitiva nel febbraio 2020, si aggiudica il secondo posto alla Seconda Edizione del Premio Letterario Nazionale Città di Grosseto – Amori sui Generis.

laura nottari words edizioni

Laura nasce nel 1981 a Roma, dove vive tutt’ora insieme ai suoi due cani e un compagno che la sfama. Appassionata di serie tv, film horror anni ’80 e buon cibo, adora passare il suo tempo a non fare niente eccetto sfornare libri e allevare alghe palla.
Dopo anni di scrittura ‘nascosta’, Laura prende coraggio e pubblica in self il primo volume di Away, un time travel romance che porta dentro di sé gli influssi di anni di gioco di ruolo medievale e cultura nerd.
In seguito, l’autrice passa a sfumature più delicate, pubblicando due romance storici: Corrispondenza Imperfetta e Onorevole Proposta, entrambi ambientati nel 1800.
Al terzetto si aggiunge infine A Star is Porn, edito dalla Hope Edizioni, libro che si distacca completamente dai predecessori per i suoi toni ‘hot’, comici e spigliati.
In veste di autrice adora il genere romance, ma ancor di più i cliché di cui è fatto. Le piace sfruttarli, capovolgerli, riempirli di un po’ di stranezza e perché no, quotidiana banalità.
Come lettrice, preferisce l’horror.
Laura potete trovarla su Facebook, se avete voglia di foto di cani.

pitti duchamp

Nata nel 1981 sotto il segno del Leone a Firenze. Vive tutt’ora nella provincia di Firenze, sulle colline del Mugello, con il marito rugbista, due bimbi indisciplinati e un cane anarchico. Appassionata di Burlesque e collezionista di pezzi vintage di arredamento e moda cerca di coniugare i suoi interessi scrivendo e leggendo romance storici. Se avesse del tempo libero adorerebbe trascorrerlo tra i rigattieri e i robivecchi del centro di Firenze.
È amante della storia in particolare quella dell’Europa tra il 1500 ed il 1900, i quattrocento anni che hanno creato la modernità per come la conosciamo oggi in termini di arte, pensiero filosofico e scientifico, socialità.  In Self ha pubblicato per la serie D’amore e d’Italia L’Arabesco, Lupo di primavera, La gran dama, Il pugnale e la perla nera, La fiamma del ghiaccio.
Ha partecipato alla raccolta Natale a Pemberly con uno scritto ispirato a Orgoglio e pregiudizio e alla raccolta Cuori fra le righe con un racconto ambientato durante la Grande guerra.
Per DRI Editore ha pubblicato Frittelle al miele e altre dolcezze, il primo regency, e Stupefacente banalità, un romance contemporaneo.