“Joel & Sue”: in anteprima i primi capitoli!

“Joel & Sue”, la nuova commedia romantica di Laura Nottari, è in arrivo l’8 aprile. Oggi vi presentiamo in anteprima i primi tre capitoli, e ricordiamo che il libro cartaceo è già acquistabile (copie limitate) sul nostro shop online!

CAPITOLO 1

A detta di Google, la città di New York conta circa otto milioni e mezzo di abitanti. 

Otto milioni e passa sparpagliati su settecentottantacinque chilometri quadrati, tra l’isola di Manhattan e la terraferma. 

Per la sottoscritta sono numeri esagerati. Capisco l’entusiasmo della gioventù, ma sono troppi sul serio.

Ho deciso che sarò poco pretenziosa: di questi numeri mi farò bastare solo quelli compresi tra i fiumi Hudson, Harlem ed East. Controlliamo di nuovo Google… ecco: un milione e mezzo di persone.

Perfetto! Manhattan con i suoi quartieri sarà il mio campo di caccia. 

Sottraendo le donne, considerando un approssimativo cinquanta e cinquanta, rimangono circa settecentomila maschi sull’isolotto. Settecentomila pene-muniti da cui depennare quelli già fidanzati e/o sposati, i gay, i minorenni e quelli con più di cinquant’anni e meno di trenta, visto che non voglio fare né l’infermiera, né la nave scuola. 

Via anche quelli che ho già frequentato o mi sono portata a letto; è un bel mucchietto, lo so, ma gli errori si commettono una volta sola.

Okay, non so che numero di maschi sia sopravvissuto al filtraggio, ma a occhio e croce penso che dovrebbe bastarmi. E già che mi sento speranzosa, voglio credere che in questo locale, stasera, in questo preciso momento, ci sia il mio Lui.

Ladies and gentlemen, il fortunato che impalmerà Mary Sue Clarke, bionda pasticciera ventisettenne di Watsontown, Pennsylvania, è qui, tra centinaia di persone danzanti.

Che la ricerca abbia inizio.

Il proposito ufficiale per quest’anno agli sgoccioli è uno, e uno soltanto: frequentare un uomo e, possibilmente, instaurarci una relazione a tempo indeterminato, con tutti gli annessi e i connessi.

     Per conseguire il nobilissimo scopo mi sono data le seguenti regole:

  1. Individuare il soggetto. Biondo con occhi azzurri (opzionale) e bello (obbligatorio).
  2. Parlarci per almeno un’ora e scoprire come si chiama.
  3. Andarci a letto solo dopo il secondo appuntamento (facoltativo). Non inquadrare il maschio prescelto nella solita galoppata e via.
  4. Farlo mio e attestarne il possesso (anche via social).
  5. Matrimonio con prole.
  6. Happy ending.

Sei punti. Un piano perfetto.

Perché, avvistati i trent’anni, una ragazza carina come me sogna e merita l’uomo della vita. Il mio materasso ne ha visti troppi di maschi usa e getta, e per ognuno di loro ha macchie in ogni dove. Qualcuna ha un nome, altre sono solo aloni sbiaditi nei meandri della dimenticanza vaginale… o quel che era.

Il mio materasso king size memory foam, poverino, mi è costato un occhio della testa e vorrebbe tanto imprimersi la sagoma di un newyorchese maturo, possibilmente di buona famiglia e dai sani e costruttivi principi. 

Uno attaccato a mamma e papà, ma non in maniera patologica. Un amante degli animali, che apprezzi il buon cibo e, considerando che sono una pasticciera, i dolci.

Memory Foam lo vorrebbe alto, con due spalle così. Giovane, con un lavoro vero, una casa propria e una quercia dentro i pantaloni… perché i bonsai stanno bene solo sulle mensole. Lo vuole con il carattere di un boy-scout e la versatilità di un porno attore. Lo vuole dolce dolce e porco porco. Uno che prima ti sussurra languido Amore, ma quanto ti dona questo abitino, e poi aggiunge, rauco, Te lo strapperei con i denti.

Uno che ti apre la portiera della macchina, e poi, sul sedile posteriore, apre te.

Uno che torna a casa a fine giornata con tre barattoli di Ben&Jerry’s, per mangiarlo rigorosamente a letto. 

Nudi. 

Senza cucchiaini.

Ci siamo capiti, no? 

Sono una donna di poche pretese; sogno e voglio un uomo carino con il quale metter su famiglia e devo trovarlo stasera, tra le duecento persone che ballano nel locale immerso nella musica, tra il buio e le luci colorate. 

Devo trovarlo, anche se i due Daiquiri che ho bevuto non mi stanno aiutando, i tacchi mi fanno male, il tanga sega e il pavimento sembra un parco acquatico.

Secondo la mia tetta sinistra, e relativo fogliettino appuntato proprio lì, sopra l’abito, il futuro padre dei miei figli ha un rombo rosso come il mio. Quindi io, Mary Sue Clarke, devo trovare Mr Rombo Rosso, parlarci, portarlo a casa, presentarlo a Rocco e Dera, tumularlo nel lattice mnemonico e comprometterlo. Infine, assorbire il suo cognome, cambiare lo status su Facebook e dichiarare conquistato il soggetto.

Piano infallibile. 

Segue risata malefica.

«Che hai da ridere?» La mia migliore amica, Linda, strilla nel mio orecchio sinistro: «Sei ubriaca?»

Sbuffo un Nah, sventolando una mano. «Sono in missione

«Missione?» ripete lei, succhiando il Cuba Libre dalla cannuccia.

Le indico la tetta. «Sto cercando Rombo Rosso! Devo trovarlo e sposarlo!»

«Vuoi sposarti stasera?»

«Ma no! Poi…» mimo una sequenza di circoli in aria. «Più in là.»

«Aaah!» fa lei, con l’espressione di chi ha afferrato tutto, ma in realtà non ha capito niente. Da ubriaca, Linda è più stordita del solito.

Io e lei ci conosciamo da quando, anni fa, sono fuggita da Watsontown per venire a vivere a New York, e ci vogliamo bene come sorelle. 

Siamo la tipica coppia di amiche-disagio che si completano dentro e fuori: lei truccata, femmina nel dna, con lunghi capelli bruni sfumati di biondo sulle punte, un profilo Instagram da battaglia, corpo da capogiro e la passione per le spese superflue. 

Io meno appariscente, ma sempre da leccarsi i baffi. Sfoggio un pratico pixie cut con frangetta e, lungo il corpo, delle curve niente male. 

Se Linda ricorda una diva del cinema rétro, io sembro una pin-up dei tempi moderni: fiera portatrice di una terza abbondante, visino dolce, occhi azzurri da cerbiatta/mangiatrice di uomini.

Siamo entrambe felicemente realizzate, indipendenti e con lavori che amiamo. Io come pasticciera in un bakery café del Greenwich Village, lei proprietaria di una profumeria organic a SoHo. 

Io sforno cupcake multicolor, bagels e torte, lei vende sapone fatto in casa, erbe e creme di ogni tipo. Io metto brufoli, lei toglie brufoli. 

Siamo una coppia equilibrata e siamo entrambe single, o non ci troveremmo a una mega festa per gente spaiata.

L’idea del party, di base, è simpatica. In una lista online abbiamo specificato le nostre preferenze sessuali e pagato il biglietto. All’ingresso ci hanno dato un simbolo a caso, e uno identico è stato assegnato a qualcun altro, secondo le indicazioni di preferenze sessuali inserite al momento della registrazione. Sta a noi, ora, pescarci in mezzo al marasma. 

La sorte ha tra le dita il capriccio di offrirci una controparte di nostro gradimento.

Qualcuno si è già trovato e sta ballando al centro della pista, oppure, al bancone del bar, si sta gridando in faccia particolari della propria vita. Qualche coppia è passata oltre e limona sui divanetti, ricordando che il punto della serata non è esattamente il dialogo. 

«È un fottuto baccanale!» urlo dopo un sorso al terzo Daiquiri. «Non troverò mai mio marito!»

Schifata da non so cosa, Linda storce la bocca. «Cos’hai fatto con il dito?»

Alzo gli occhi al soffitto, snervatissima; non mi serviva una serata così. Non mi serviva l’ennesimo party alcolico del venerdì sera che rovinerà con mal di testa e mal di stomaco tutto il weekend. Intravedo già il lunedì: il solito, noiosissimo inizio settimana. Il turno dall’alba, diecimila dolci da infornare, le ordinazioni, il mio capo che dice di fare cose e, sullo sfondo, la certezza di non aver fatto niente, assolutamente niente di produttivo, in quei due giorni e mezzo di libertà.

Nessun cambiamento. Nulla che mi entusiasmi.

Sì, forse una scopatina con qualcuno, ma oltre a quella?

A Linda divertono questi weekend, ma io sono stanca della me arrapata e frivola che quando vede un uomo punta solo a spogliarlo. Sono stanca della me sola che cena sul divano insieme a Rocco e Dera, i quali, per quanto siano maschi e portino il nome di pornoattori, sono solo due gatti. Per giunta castrati e vagamente obesi.

Infine, sono stufa marcia della Mary che… 

Rombo Rosso!

I miei occhi si spalancano davanti all’apparizione, del tutto inaspettata, dell’anelata controparte maschile.

Il mio cavaliere romboidale emerge dalla folla come un dio greco e si avvicina al bancone, proprio a pochi passi da noi. Tanta è la solennità del momento, che lo vedo camminare al ralenti. Non sento più la musica, né le lagne dei miei pensieri. 

Già che ci sono, somatizzo la visione e vengo folgorata da un colpo di fulmine in piena regola.

Lui non mi ha notata, ma io lo stalkero come una telecamera di sorveglianza, strattonando Linda, la quale per poco non si strozza con la cannuccia.

Qualcuno ai piani alti ha avuto pietà di me, non ci sono altre spiegazioni.

Mr Rombo è talmente perfetto che sembra finto, emerso dal brodo primordiale solo per la sottoscritta, e in questo preciso istante. 

Maschio fresco per Mary Sue Clarke, Greenwich Village, Manhattan!

Mr Rombo è alto, ma non troppo da tirare in causa l’insidiosa regola della L. Diciamo alto e proporzionato il giusto. Qualche anno più di me, spalle belle larghe, tonico, e con un gusto nel vestiario che lo fa rientrare nella categoria dei sani di mente.

Una volta sono uscita con uno con la fissa per gli abiti in stile texano, quelli con tanto di frange penzolanti e cappelli a tesa larga. Tremendo errore: gli abbaiavano dietro persino i cani.

Mr Rombo ha una maglietta a maniche corte azzurra sopra a un paio di jeans umani, e scarpe che non aspirano ad assomigliare a niente altro che… scarpe. 

Niente frange dondolanti. L’unica cosa che ciondola, al momento, è la mia lingua.

Ed è biondo.

Ma tanto biondo. 

Ed è bello.

Ma tanto bello. 

Ha i capelli corti, un po’ spettinati dal caldo nel locale. L’assenza di barba esalta i lineamenti mascolini, compagni di labbra carnose e invitanti.

Deliziata, lo osservo mentre chiama il barman con un cenno e ordina una birra. Sul petto, appuntato alla t-shirt, spicca il segnalino gemello del mio.

«È lui, è lui!» Felicissima, tiro il braccio di Linda. «È il mio nuovo status su Facebook!»

«Tu hai una fortuna schifosa!» commenta la mia amica, incredula. «Ma guardalo, sembra uscito dalla Fabbrica dei Pornomen. Si chiama Kevin, non ho dubbi. Quelli come lui si chiamano tutti Kevin.»

«Fabbrica dei…» gongolo, poi ricordo i buoni propositi della nuova me e torno in carreggiata. «No, no, no! Niente cose zozze. Adesso andiamo lì, mi presento e ci parlo. Un ballo o due, e da qui uscirò solo con il suo numero di telefono. E basta

«Sì, ci crediamo tutti. Ti do dieci minuti, poi so già che gliela metterai in mano.»

Scuoto la testa a destra e sinistra. «Che amica di merda. Lo sai che stavolta ho buone intenzioni, non rovinarmele!»

«Sono l’unica che hai» ridacchia lei. «E ti conosco come le mie tasche.»

Brontolo malumore. Perché nessuno mi prende mai sul serio? «Ti ho detto che stavolta andrà diversamente.»

«Sì, sì, ho capito.» Linda sventola un cenno svogliato. «Andiamo, o vai da sola?»

«Stasera ti stupirò, vedrai.» Sistemo lo scollo dell’abito, che è sceso oltre il lecito. Mostrare troppe tette a un maschio in età da riproduzione non va bene, si rischia di ritrovarsi a parlare con uno che ha dimenticato di colpo l’anatomia umana e crede che i tuoi occhi si trovino appena sotto le clavicole. Cosa fastidiosa.

Liscio la gonna e la sollevo di qualche centimetro, scoprendo sufficiente cosciame. Il cosciame subito è accettabile.

Controllo la frangetta, passo la lingua sui denti, poi annuncio: «Forza, all’attacco di Kevin!» E marcio verso la preda, armata del mio cocktail.

Mr Rombo per poco non si strozza con la birra quando mi fermo accanto a lui e gli indico con fierezza la mia tetta sinistra. Lui la guarda, nota il simboletto rosso e sorride, sfoderando un plotone di denti bianchi, dritti e perfetti. Sposta gli occhi nei miei, ed ecco che mi sciolgo. 

Li ha azzurri. Oddio mio, è proprio come lo sognavo!

«Ehi, ciao!» mi saluta allegro. «Eccoti qui, rombetta

«Ciao…» Dondolo sui piedi, neanche fossi brilla. Perché non lo sono. «Rombone.» Okay, forse un po’.

«Ciao, Kevin!» fa eco Linda, da dietro le mie spalle.

Valuto se metterla fuori gioco con una mossa di karate, un pugno o una gomitata nello stomaco, ma credo che poi la serata si complicherebbe. La ignoro, tendo una mano a Mr Rombo e sfoggio anch’io sorriso e dentatura. «Piacere, mi chiamo Mary Sue!» 

Odio il mio inutile secondo nome, specialmente come suona: Siuuu. Sa troppo di bambina deficiente.

Mr Rombo stringe la mia mano e si presenta. «Io sono Jason. Mary Sue, che nome dolce.»

Ah, quanto amo il mio doppio nome, non lo cambierei per nulla al mondo!

«Grazie» civetto. «Anche il tuo è fico. Fa molto…» Molto cosa? Cosa? «Mo… molt… Momoa» balbetto. 

Momoa? Vorrei andarmi a nascondere. 

Per fortuna Jason scoppia a ridere. 

«Jason Momoa? Magari avessi i suoi muscoli!» commenta, poi si sporge verso la mia amica, e i due si presentano. «Tu che simbolo hai?» le chiede. «Forse posso aiutarti.»

«Ho una cosa oblunga. Penso sia una foca» risponde Linda, guardando la spallina dell’abito.

«È un delfino» faccio notare. «Secondo te le foche hanno le pinne dorsali?»

«Ma che ne so!» esclama. «Io conosco solo i pesci di terra.» E ride.

«I che?» fa Jason, tra il perplesso e il divertito.

I piselli, caro.

«A parte che le foche e i delfini non sono pesci, ma mammiferi» mi intrometto prima che il discorso degeneri. «Scusala, quando è ubriaca dice cavolate.»

«Mi spiace, Linda, non ho visto delfini, ma…» Dà una manata a un tipo alle sue spalle, seduto al bancone e curvo su una bottiglia di birra. «Ehi, tu che simbolo hai?»

«Eviteresti di toccarmi?» telegrafa questi in risposta.

«Dai…»

«No. Allontanati, tu e le tue dita Escherichia coli. Ti sei lavato le mani, dopo il bagno?»

Jason non risponde, osserva le estremità incriminate, poi le strofina sui jeans. 

Il tipo ci lancia un’occhiata storta, poi flagella l’amico. «Ci avrei giurato! Immondo, fila via! Vai a ballare, e già che ci sei porta con te le due Cheerleader delle Malattie Veneree

Cheer… cosa?

«Che ha detto questo stronzo?» sbotto. «Ehi, ripeti se hai il coraggio!»

Il tipo vestito di nero si volta appena, lanciandomi uno sguardo torvo oltre la spalla. Sono sul punto di insultarlo di nuovo, ma Jason si frappone tra noi con un bel sorriso. «Niente, niente. Oggi il mio amico non è dell’umore giusto, e comunque ha una pala. Mi spiace, Linda, non è il tuo cavaliere.»

«Ah, non fa niente.» La mia amica mette su un sorriso da predatrice. «Mi piacciono i mori. Ehi, moro, facciamo salire la mia foca sulla tua pala?»

Il tipo ruota verso di noi, armato di sdegno. Assurdo: è il negativo del suo amico.

Capelli scuri, curatissimi e in ordine, ben rasati ai lati e un po’ più lunghi sopra. Zero barba, occhi cupi e penetranti. Ha tutta l’aria di chi si sta divertendo un mondo, sì, a progettare omicidi.

Il cartellino con il simbolo è appuntato storto, su una camicia grigio scuro senza l’ombra di una piega.

È l’anti-divertimento incarnato in un uomo. La nemesi della gioia. 

«Certamente» cadenza questi, bevendo un sorso di birra. «Facciamo incontrare la mia vanga alla tua foca. L’ho sempre detto che la caccia a quei sacchi di grasso è stata vietata troppo presto.»

Linda ammutolisce, poi scoppia a ridere dopo due secondi. 

Io non sono sicura di aver colto bene il senso, ma ho una smorfia d’orrore dipinta sul viso.

«Dai», lo prega Jason, «per favore, non stasera. Ragazze, scusatelo, ha avuto una giornataccia.»

«Ehi!» richiamo il mostro con uno schiocco di dita. «Guarda che è un delfino quello, non una foca. Sei cieco, oltre che sociopatico?»

Il tipo sbatte le palpebre, poi mi squadra partendo dai piedi. Arriva al mio viso, socchiude gli occhi e fa spallucce. «Si estinguessero anche loro!» E beve di nuovo, senza smettere di fissarmi.

«Ma sta bene?» chiedo a Jason.

«Lui è Joel» lo presenta questi, arreso come pochi. «Joel, loro sono Linda e Mary Sue. Scusatelo di nuovo.»

«Tanto piacere, sguaiate.» Joel ci saluta con una specie di sorriso. «Ora andate pure a innaffiarvi di sudore altrui in mezzo alla pista, o ad attaccarvi herpes labiali su un divanetto. Bye bye!»

«Io non ho nessun herpes, razza di stronzo!» Finisco il Daiquiri e sbatto il bicchiere sul bancone. «Capito?»

«Tu, no» insiste Joel, calmissimo, «ma il bicchiere sì. Hai presente quante bocche, prima della tua, hanno bevuto da lì? Secondo te l’hanno disinfettato? Non scomodarti, rispondo io: no.» Socchiude gli occhi e beve un sorso dalla sua bottiglia. «Ma cosa vuoi che sia per il tuo sistema immunitario? A occhio e croce, sarà l’estremità meno condivisa alla quale ti sarai attaccata finora. Non è vero, Sue?»

Siuuu.

Non so quale santo mi salvi dal dare un pugno sul fondo della birra di Joel. Spaccandogli uno o due incisivi e inzuppandogli la camicia grigia e perfetta.

Ho due occhi così e l’iuuu che fischia ancora nelle orecchie quando Jason, intuito che tira aria di mattanza, interviene con una proposta allegra: «Balliamo, ragazze?»

«Sì!» Decido di ignorare il mostro, e sorrido al mio partner. «Volentierissimo.»

«Issimo!» ripete Joel, girandosi di nuovo verso il bancone.

Oddio. Mio.

«Sei un povero testa di cazzo» gli sussurro nell’orecchio, mentre Jason e Linda sono di spalle.

Il tipo si gira appena, e mette su una finta espressione sorpresa. «Oh, lo sapevo che eri una principessa in incognito» controbatte con un occhiolino.

«Stronzo!»

«Vostra Altezza…» 

In qualche modo, in una vita o in un’altra, giuro che questo lo ammazzo.

Lo distruggo! 

Lo… lo…

«Andiamo, Mary?» Linda mi richiama tirandomi per un braccio. «Devo cercare il mio foco.»

«Delfino» la correggo di nuovo, minacciando Joel con lo sguardo.

«È stato bellissimo, Sue. Grazie. E addio» mi liquida questi, sventolando una mano.

Gli do finalmente le spalle e, sollevata come non mai, mi allontano insieme a Linda e Jason verso il centro della pista, mentre parte la musica dei Village People. Mi accosto al mio partner e grido: «Il tuo amico è normale?»

«No!» Jason scuote la testa e ride.

«Ah! Okay!»

«Fa così con tutti, anche con me!» urla. «Ma è uno a posto, credimi!»

«Problemi suoi!»

Già, solo e soltanto suoi.

Partono le note di In The Navy, e da quel momento in poi non riusciamo a dirci più nulla. Penso solo a ballare e a divertirmi con quello che sarà il padre dei miei figli.

Sotto le luci stroboscopiche e la musica così alta da far vibrare il petto, non riesco a guardare altri che lui. Jason ha il ritmo nelle vene, il suo sorriso è magnetico, felice, svagato, e le sue mani educate.

Reduce da uomini che scambiavano il ballo per un preliminare, quasi mi stupisco di non avere cinque dita incollate a un gluteo. Abituata a balli che sembravano più il tragitto dentro la metro all’ora di punta, mi fa strano muovermi a distanza di cortesia dal mio bellissimo Mr Rombo. 

Ridere e divertirmi insieme a lui.

Alla terza canzone ho scelto l’abito nuziale: sarà color avorio, con scollo a V.

Alla quarta ho deciso che andremo ad abitare fuori città, in una casetta a due piani.

Alla quinta ottengo finalmente una mano sulla chiappa e, mentre mi aggrappo alle sue spalle muscolose, sono certa che scodellerò presto due figli, entrambi biondi, entrambi con denti drittissimi e bianchi: saranno un maschio e una femmina.

Avremo due cani e, ovviamente, i miei gatti.

Quando attacca la Gaynor, ottengo una mano sull’altra natica. 

Molto bene, Jason! Eccoti una terza misura contro il petto.

Saremo felici io e te, vivremo d’amore e sesso selvaggio. Tu andrai al lavoro, anche se non so che lavoro fai, io aprirò una pasticceria tutta mia e la chiamerò Mary Sue’s Sweetness. Farò torte di tutti i tipi, servizio catering e corsi di cucina in cui insegnerò alle persone a impastare Joel.

Joel?

Che ci fa quello nel mio sogno?

Sono a metà di una piroetta quando mi rendo conto che l’abominio non è nella mia bellissima villetta immaginaria, bensì nella realtà, accanto a noi in mezzo alla pista, in carne, ossa e malumore. 

Ci sta fissando con la stessa espressività di un muro di mattoni, mani in tasca; è l’unico fermo e spento in mezzo a centinaia di persone che si muovono gridando: I will survive!.

Sotto le luci multicolor, dà l’impressione di essere un alieno.

Non si muove, non fa nulla, non sbatte nemmeno le palpebre: ci guarda e basta.

Incespico sui miei passi, mi fermo, e il mio futuro si dirada come nebbia davanti alla sua mascella durissima.

«Balla!» gli fa Jason, tutto felice di vederlo lì.

Io ho un brivido. 

Se questo buco nero dell’esistenza si mette a dare corda a Gloria Gaynor, giuro che scappo urlando.

Per fortuna, l’unico movimento di Joel è alzare una mano, portarla all’altezza del collo e scuoterla in orizzontale. A meno che non intenda sgozzare qualcuno, il cenno si traduce in: Andiamo via.

«No, dai.» Jason non è d’accordo, per fortuna. «Ci stiamo divertendo!»

Joel spalanca gli occhi e li gira su di me, che nel frattempo sto tirando su lo scollo del vestito, tenendo il ritmo con passetti leggeri. Lo guardo come per dire: Be’? Problemi?.

La sua bocca ha un impercettibile scatto, poi Joel rotea lo sguardo sull’amico. È stato rapido, ma io l’ho intravisto lo stesso il disgusto, gliel’ho letto in faccia.

«Me la sto facendo addosso!» Linda sbuca dalla folla, informandoci sui limiti della sua vescica. Ha le cosce strette e lo sguardo allucinato. «Sto per esplodere! Dov’è il cesso?»

Jason le lancia un sorrisetto, mentre al buco nero credo si sia pietrificata l’anima.

Un uomo non può, fisicamente parlando, spalancare gli occhi più di così senza correre il rischio di stappare i bulbi dalle orbite.

Mi arrendo. Faccio un cenno alla mia amica, e tutti e quattro usciamo dalla pista.

Jason indica un divanetto libero, mentre io e Linda ci dirigiamo verso i bagni delle donne.

I cessi delle discoteche sono, per antonomasia, il luogo più affollato e sporco di un locale, ma anche un’isola sacra per le considerazioni finali. 

«Dio, quanto è bello fare la pipì» commenta Linda, mentre i cocktail scrosciano nelle acque reflue di Manhattan. Segue il rumore dello sciacquone. Poco dopo, con un verso estatico, la mia amica esce dalla cabina e mi raggiunge ai lavandini. 

Allo specchio, io sto cercando di capire cosa c’è che non va.

Okay, ho le guance rosse per il caldo, i capelli un po’ a fungo e la frangetta spostata di lato, ma a parte questo… «Faccio tanto schifo?» domando.

«No», risponde lei mentre si lava le mani. «Stai bene. Sei molto scopabile.»

«Non voglio essere scopabile, ma carina.» Controllo il trucco; la matita è colata sotto la palpebra. «Quello mi guarda in un modo che…» Sospiro, cancellando la sbavatura con il polpastrello.

«Eh, già.»

«Ci hai fatto caso anche tu?» 

«Per forza ti guarda, sei una bomba! Quel tipo ti piace, eh?» E mi assesta una sculacciata sul sedere.

«Sì. Ahia!»

«L’avevo capito» gongola. Dire che è brilla sarebbe un eufemismo. «Ti conosco, biondina. Il piano qual è? Aggiornami.»

«Fosse per me lo inviterei a casa, ma non vorrei sembrare la solita Mary sessualmente aggressiva. No, lui mi sembra uno che va con calma.» A parte le mani sul culo.

«Vero. Dai, ci penso io.»

«No, Linda.»

«Li invito tutti e due. Tu prendi uno, io mi lavoro l’altro. Quanto mi fa sangue quello.»

«Non esiste!» strepito. «No, no, no e poi no!» L’Abominio, in casa mia, non ce lo voglio, ma non è lui il motivo della mia reticenza. «Niente cose a quattro. Basta.»

«Ma dai, sono divertenti!»

Due ragazze, dal lavandino accanto, ci lanciano uno sguardo incuriosito.

«Ascoltami bene, Linda: stasera niente pisello.»

«Come sarebbe a dire niente pisello

«No, perché il punto della serata è trovare marito, non pene.»

«La tua serata. Io il pene lo voglio, eccome!»

«Non ti sei rotta le palle delle scopate random?»

«Mmh…» Ci pensa su. «No.»

«Non vorresti un uomo con cui dialogare, passare le giornate, andare al cinema, passeggiare o… che ne so, portare il pane alle anatre in Central Park?»

«Il pane alle anatre?» ripete lei. «Ma ti sei drogata?»

«Io vorrei un uomo sincero, uno con cui condividere progetti e mostrarmi per quella che sono.»

«Intanto mostragli la tua anatroccola, vedrai che lui ti darà subito la baguette!»

«No, no, no! Basta anatroccole e compagnia bella. A questo giro, prima vengo io, poi lei.»

«Orgasmo dissociato? È una nuova tecnica? Me la insegni? Voglio provarla con quello lì, perché secondo me è un gran vizioso.»

«Stop, stop, stop!» La richiamo all’ordine battendo le mani. La mia amica è intelligente e capace di seguire discorsi logici, ma, al momento, dialogare con lei è come cercare di spiegare l’astrofisica a una bertuccia. «Adesso ti dico cosa faremo. È un piano infallibile, credimi.»

«Vai.»

«Torniamo di là, poi io mi allontanerò per prendere da bere. Ci sei?»

«Ah ah.» Annuisce.

«Tu, nel frattempo, chiedi l’email al mio futuro marito!» E sorrido vittoriosa, come se avessi svelato il piano perfetto.

Linda, però, sembra un po’ perplessa «L’email?» ripete.

«Sì, proprio l’email.»

«Ma…»

«Niente telefono e niente orge in casa mia. Ci comportiamo come ragazze per bene, che vogliono fare conoscenza, ma con prudenza, per gradi.»

«Ma noi non siamo ragazze per bene» controbatte. «O sì?»

«Sì che lo siamo» la fulmino. «Altrimenti quello non mi sposa.»

«Ah, ho capito l’antifona. Sì, così ha senso.»

«Gli racconti una frottola, che sono timida e ho avuto brutte esperienze, e che ti ho parlato di lui in bagno, con aria sognante e via dicendo. Ti ho detto di come mi ha magnetizzata, catturata, fatta sua con poche parole. Ma ho anche confessato che non ho il coraggio di dargli il numero di telefono.»

«No?»

«No, perché sai, gli sconosciuti e bla bla bla. Ci ficchi in mezzo la storia della ragazza ferita. Insomma, ti fai avanti a mia insaputa, segni la sua email sul tuo cellulare e gli dai la mia. Quando torno, ti chiedo se il Cuba ha abbastanza rum: è un messaggio in codice, ovviamente. Se hai scambiato tutto, rispondi di sì.»

«Cuba, rum, sì o no, scambio email. Brave ragazze. Okay» annuisce. «Mary, è un piano perfetto.»

«Lo so.» Sorrido soddisfattissima.

«Io posso prendere l’email dell’altro, o ti dà fastidio?»

Scoppio a ridere di cuore. «Ma fai quello che ti pare con lui, dagli fuoco, abbandonalo per strada. Evisceralo. Sai che mi frega.»

«Ah, mi era parso ti piacesse.»

«Scherzi? Ho lo schifo a pelle. Ma l’hai visto? Sembra un nazista!» Torno a guardarmi allo specchio. Già che ci sono, elimino qualche grumo di mascara dalle ciglia. «Che gusti che hai, amica mia.»

Linda ci pensa un po’ su, poi annuisce. «Un nazista… be’, in effetti ha un non so che di tedesco.»

«L’ho sopportato solo per conquistare il mio futuro sposo. A quelli come lui non la farei vedere nemmeno in fotografia.»

«Il. Cuba Libre. Ha. Abbastanza. Rum?» cadenzo ad alta voce nell’orecchio della mia amica. Sgancio un bel sorriso a Jason, che mi risponde con un occhiolino mentre beve e tiene il tempo con i piedi. Ho preso due birre per i ragazzi e due cocktail per noi.

Joel ha un’espressione interdetta e un bicchiere tra le mani. Lo guarda come se stesse stringendo una bomba a orologeria fatta di merda altrui. Io guardo lui e sogghigno.

Forza, bevi, stronzo. Attaccati a quel bordino contaminato di germi. Panati quelle labbra strette e stitiche con miliardi di bacilli, e poi muori.

Dopo un sospiro, il nazista solleva gli occhi, li punta nei miei e sorride di sbieco. Nemmeno dritto, di sbieco.

Gli rispondo arricciando le labbra e frullando le ciglia.

Uno a zero per me, mentecatto!

Linda mi dà una gomitatina nel fianco distraendomi, assaggia un sorso dalla cannuccia, alza gli occhi al soffitto, mi tiene sulle spine. «Ha moltissimo rum! Doppio!» annuncia trionfante. «È perfetto!»

«Ottimo!» Sorrido in preda a una paresi facciale ed emotiva.

Tutto è andato come previsto, e Joel è ancora lì, a cercare di capire come approcciare la birra senza passare dal bordo, e a guardarmi con quell’espressione storta.

Ma che cavolo ha da guardare? 

Girati, evapora, sposta quegli occhi aridi da me, razza di pipistrello asociale!

No, niente, non smette. Mamma mia che ansia.

Decido di voltarmi, o c’è la possibilità che lo aggredisca con una delle mie scarpe. Ho sempre sognato di innescare una rissa sanguinosa a suon di tacco dodici, e Joel mi sembra il soggetto ideale, quello per cui non nutrirei alcuna pietà. Lo bucherei ovunque, senza remore.

Calma, Mary, ignoralo. Non esiste, per te c’è solo Jason. Guardalo, non è bellissimo?

L’hai trovato, sa che gli piaci, ha la tua email, e da adesso in poi andrà tutto a meraviglia.

Tutto. Come. Previsto.

Oddio, quello mi starà ancora guardando?

CAPITOLO 2

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: Ciao.

Testo: Buongiorno e buon lunedì.  Forse in discoteca ho capito male… Ti chiami Mary o Sue? Sulla mail c’è scritto Mary, per questo chiedo. Buona giornata.

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-Ciao.

Testo: Ciaooo! Che bella sorpresa, non pensavo mi scrivessi per primo! Ho un nome doppio: Mary Sue, ma preferisco solo il primo dei due. Come lavoro faccio la pasticciera, ecco perché ho aggiunto Sweet. Sai, al momento sto riempiendo delle tartine con la crema alla vaniglia. Sentissi che profumino! Le bacche sono del Madagascar  Come stai? Cosa mi dici di bello?

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-Ciao.

Testo: Di bello niente: lavoro anch’io, sto per siringare il molare avariato di un diciannovenne con un favoloso impasto alla ceramica. Provenienza della ceramica ininfluente. Nessun odore particolare, a parte quello del disinfettante. Ho un leggero mal di testa. Tu come stai?

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-Ciao.

Testo: Io sto benissimo! Sei un dentista!

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-Ciao.

Testo: Bravissima, come hai fatto a indovinare?

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-Ciao.

Testo: Scusa il ritardo, dovevo sfornare le barchette di frolla, altrimenti bruciavano. – Foto allegata: tante barchette di pasta frolla su una griglia di metallo. -Quello che leggo accanto alla J è il tuo cognome?

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-Ciao.

Testo: Devo confessare che il tuo silenzio mediatico stava iniziando a preoccuparmi. No, Sjög_345wtf ecc… non è il mio cognome, ovviamente. Ho origini svedesi e ce l’ho strano (il cognome). Sei spassosa, te l’hanno mai detto?

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-Ciao.

Testo: Spassosa? Mi fai morire 😂 ❤

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-Ciao.

Testo: Sei troppo buffa e conosci tante emoticon, ma non vorrei mai averti sulla coscienza per uno pseudocomplimento. Tornando a cose più serie: quando la tua amica mi ha chiesto l’email, sono rimasto sorpreso. Parecchio.

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-Ciao.

Testo: Scusa, ero in pausa pranzo con il mio capo. Due palle… Sorpreso in che senso?

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-Ciao.

Testo: Sorpreso. Sor-pré-so (copio e incollo da dizionario web): meravigliato per il verificarsi di un fatto imprevisto o inaspettato.

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-Ciao.

Testo: Lo so cosa vuol dire sorpreso, scemino ☺ Intendevo… in senso positivo o negativo? Ho chiesto l’email perché vorrei tanto conoscerti e fare le cose con calma. Sai, ho preso troppe, troppe, troppe scottature. 

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-Ciao.

Testo: Ah, vorresti conoscermi. Va bene. Si può fare.

Per ora è un meravigliato neutro, scemina! Sull’andare con calma mi trovi d’accordo, e mi dispiace per le molte e brutte esperienze. Purtroppo, ne capitano molte quando se ne fanno molte. È matematica, non sfortuna. 

Be’, ci sentiamo poi, ho visite. 

Ciao, ciao, ciao.

Mary: Lindaaa! Mi ha scritto!

Linda: Ma dai, come sono contenta!

Mary: Anche io! È carino, mi prende in giro, giochiamo al tira e molla. È un dentista, te lo saresti mai immaginato?

Linda: No! Che altro ti ha detto?

Mary: Che è uno che va con calma! Yeah! È rimasto stupito dal fatto che abbia chiesto il suo contatto.

Linda: In effetti sì, era parecchio sorpreso. Ottimo, quando scopate?

Mary: Dai! Stiamo andando per gradi…

Linda: Contenti voi. Torno al lavoro, oggi ho anche l’inventario. Aspetto aggiornamenti, okay? Baciobacio!

Mary: Baciobacio! E grazie, è l’uomo della mia vita!

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: Buonasera.

Testo: Mi chiedevo: dove lavori di preciso?

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-Buonasera.

Testo: Al Bakery & Sweetness sulla Greenwich Avenue, davanti al Jefferson Market Garden. Hai presente il grande café pasticceria shabby chic con vetrine ad angolo? Quello. Se passi di qua, dimmelo prima, ti faccio trovare i bignè con la crema. Li faccio pieni pieni pieni, sono la mia specialità e vorrei farteli assaggiare.

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-Buonasera.

Testo: Non posso mangiarli, sono pieno pieno pieno di una grave intolleranza al lattosio.

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-Buonasera.

Testo: Oh nooo ☹

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R Buonasera.

Testo: Oh sììì 🙂

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: Posso farti le meringhe! Quelle puoi mangiarle!

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: E sono anche gravemente dentista, nemico degli zuccheri inutili!

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto. R-R-R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: Ops, mi sa che siamo su fronti opposti, noi due. Ti posso preparare un caffè, il mio è da leccarsi i baffi ☺ Sai, ho un sogno nel cassetto: aprire un bakery café, uno specializzato in cookies, cupcake, dolcetti e corsi di cucina. Vorrei insegnare alla gente a fare cose buone. 

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: Forse intendevi antipodi ma ho capito lo stesso il senso. Sì, mi era sorto il dubbio che fossimo una sorta di rivali. 

E ancora sì, non nutro dubbi sulle tue variopinte abilità. Il tuo non è un sogno, bensì un progetto fattibile con un minimo di impegno. Comunque… che stai facendo?

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: – Foto allegata: due gambe nude, dal ginocchio in giù, con piedi appoggiati su un pouf. Davanti, libreria piena di libri e cornici con foto. Incassata nel mobile, una televisione accesa su un talent show musicale – Mah, io lo chiamo sogno, ma dovrei rifletterci seriamente, lo so. Il lavoro da dipendente non mi dispiace, ma vorrei qualcosa di mio, non so se mi spiego.

Mi annoio e guardo la tv. Tu cosa fai? 

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: Sì, ti sei spiegata. Il tuo cellulare ha un’ottima fotocamera: quanti dettagli… Io sto masturbando gli ultimi neuroni svegli su un trattato di analisi odontoiatriche, e tra poco s-vengo dal sonno. 

Perdonami, quando sono stanco divento sciocco. 

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: Ma no, sei un tipo divertente.

Da: J.Sjög_345wtf@mail.com

A: MarySweet@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: Divertente io? Ah, questa è una bella novità. Tu invece, salvo smentite, sembri esattamente come ti avevo immaginata, o forse meglio, e qui mi sto sbilanciando tantissimo, cosa non da me.

Ho deciso che domani ti darò il mio numero di cellulare, così potremo scriverci più agevolmente.

Buonanotte.

Da: MarySweet@mail.com

A: J.Sjög_345wtf@mail.com

Oggetto: R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-R-Buonasera.

Testo: Non vedo l’ora. A domani, buonanotte 😘

CAPITOLO 3

A giudicare dall’espressione, a Linda qualcosa non torna. 

«Quindi, è da due settimane che vi scrivete, e ancora niente?» chiede mentre gira lo zucchero che ha versato nel caffè.

«Come niente?» esclamo. «Siamo impegnati entrambi con il lavoro, ma ci mandiamo messaggi tutto il giorno, dalla mattina alla sera. Io non lo chiamerei niente. Sento più lui che i miei genitori.»

«Sono messaggi erotici?»

«No, per la miseria!» Sbatto le mani sul tavolino, attirando l’attenzione di metà della clientela del Bakery & Sweetness. «No», ripeto a bassa voce. «Niente zozzerie. Parliamo di noi e delle nostre giornate.»

«Lui ha sicuramente dei problemi» psicoanalizza in due secondi.

«Se un uomo non parla sempre di sesso non vuol dire che sia un pazzo, Linda.»

«Va bene, mi fido. Cosa ti avrebbe raccontato? Sentiamo.»

«Che è un dentista e fa una vita tranquilla. Va al lavoro e torna a casa. Ogni tanto mi parla dei suoi clienti.»

«Poi?»

«Poi, boh… Ha una sorella più piccola alla quale vuole molto bene. Ah, gli piace correre. Corre un’ora tutti i giorni. Poi parliamo di progetti, idee, cose così. Una sera abbiamo visto lo stesso film e lo abbiamo commentato via messaggio. È stato così romantico…»

«Che film era?»

«Alien: Covenant, quello con Fassbender. L’unica cosa guardabile in due ore di film.» Linda è sconvolta, faccio finta di non notarlo. «Gli ho detto che vorrei aprire un locale e…»

«Che altro?»

«Mah, gli ho mandato qualche foto dei miei gatti, dei miei dolci…»

«Di te?»

«No, della mia casa.»

«Della casa» ripete.

«Sì.» Mi stringo nelle spalle e spalanco gli occhi. «Cos’avrei dovuto mandargli, scusa?»

«Le tette!» prorompe, come se avesse appena svelato il segreto più recondito dell’universo. Di nuovo, metà dei clienti ci guardano male. 

Mi spalmo contro il tavolino. «Abbassa la voce, cretina!»

«La tua bellissima terza misura, in tutto il suo roseo splendore» continua pacata. «Oppure tu, nuda, stesa sul letto. O tu, sempre nuda, appena uscita dalla doccia. È un uomo adulto, non un adulto asessuato.»

«No, non esiste!» scuoto la testa, più decisa che mai. «Non commetterò errori che…»

«Ma quali errori?» controbatte. «Questo poveraccio è da giorni che ti scrive, e si sorbisce Alien e i tuoi messaggini cuoricini, e tu non ci giochi un po’? Ci credo che non ti inviti a uscire, penserà che tu voglia un amichetto virtuale, un cazzo di Tamagotchi o un critico cinematografico. Un uomo deve sentirsi maschio, e tu, in quanto femmina ormonata, hai il sacrosanto dovere di farlo sentire tale.»

«Femmina ormonata…» ripeto perplessa.

«Svegliati, Mary. Possibile che, se non la dai subito, ti blocchi?»

«Le vie di mezzo non… boh.» Sospiro, fuggendo con gli occhi verso lo scorrere del traffico. «Mi piace parlare con lui, condividere idee, progetti per il futuro. Insomma, mi fa sentire più di quella che sono. Ma forse hai ragione tu, dovrei passare all’attacco. Senti, a te come va con il nazista?»

«È sparito. Credo mi abbia dato una email finta.» 

«Strano» ironizzo. «Sembrava così simpatico e propenso al dialogo.» Bleah, anche solo pensare a quel coso mi fa venire il mal di stomaco. I suoi occhi gelidi, poi… Avvicino il piattino con la Tarte Tatin a Linda. Non ho fatto colazione, ma il ricordo di Joel mi ha tolto l’appetito. «Mangiala tu e dimmi com’è.»

«Sembrava simpatico e carino, vero?» fa lei bevendo un sorso di caffè.

«Amica mia, io ti voglio bene ma tu non hai tutte le rotelle sincronizzate.»

«Sai, mi pare di ricordare che abbia detto che era in partenza per qualche posto lontano, dal nome straniero. Forse è per questo che non mi risponde.»

«Linda.» Incrocio le braccia sul tavolino e la guardo dritta negli occhi. «Proprio non capisci quando ti tirano un due di picche, eh?»

La mia amica fa una smorfia triste. «Dici?»

«Dico.»

«Be’, amen, ne troverò un altro, tanto non sono io quella che vuole accasarsi. Allora, ripeti, stasera che devi fare?»

«Tette time» enuncio arresa.

«Bravissima. Poi vedrai che soirée. Altro che gatti, Alien e negozi da aprire.»

Gatti.

Persino Rocco e Dera, acciambellati sul letto, mi stanno giudicando. Sono due giudi-gatti della peggior specie, e io davanti allo specchio del bagno, mezza nuda e grondante di doccia, penso che sto sbagliando tutto. 

Ho indosso solo l’accappatoio, e dentro un mal di pancia da nervosismo che mi sta rivoltando le budella.

Fisso la chat tra me e Jason, cristallizzata all’ultimo messaggio di due ore prima.

L’ho lasciato che stava facendo la spesa al supermarket. Adesso gli sparo le mie tette.

Forza, femmina ormonata!

Mary: Ehi, che fai?

Risponde dopo cinque minuti tondi. Nel frattempo, ho tamponato i capelli e sono andata a stendermi sul letto.

Jason: Divano, pigiama, Netflix e cena in forno. Tu?

Mary: Doccia, letto, accappatoio. Domattina lavoro, ho una collega in malattia.

Jason: Mi dispiace.

Mary: Ne approfitterò per sfornare nuovi dolci, ho un sacco di idee. Ma ora ho caldo e mi annoio…

Jason: La doccia è soporifera.

Mary: Mi tieni compagnia?

Che frase da ragazza facile. Ti prego, Jason, non pensare che lo sia, ti prego non pensare che…

Jason: Se vuoi. Suggerimenti?

Mary: Che cos’hai addosso?

Jason: Già detto: pigiama. Blu scuro, righine bianche. Vuoi anche taglia e marca?

Mary: No… Io non indosso niente.

Jason: Non eri in accappatoio?

«Oddio, stasera facciamo i puntigliosi?» brontolo, digitando la risposta.

Mary: Sì, ma sotto sono nuda… 

Jason: Strano, io giro sempre vestito e in accappatoio. 

Mary: Non mi credi?

Jason: Ero ironico. Certo che ti credo. Aspetta, devo sfornare la lasagna.

Ora o mai più. Apro l’accappatoio, copro seni e capezzoli con il braccio e strizzo un po’. Piego le gambe e scatto la foto da sotto il mento.

Zero filtri. Tra la semioscurità e la posa viene fuori un perfetto vedo-non-vedo del mio corpo, steso sul letto. Si intravede appena il ciuffettino dell’amica del piano di sotto.

Perfetto! Forza, Mary!

Conto fino a tre e invio.

Attendo la risposta con il cuore che martella nel petto.

Lui torna online qualche istante dopo. 

Foto visualizzata.

Sta digitando…

Oddio.

Jason: I tuoi gatti dormono sul letto?

«Cosa…?»

Recupero la foto e mi rendo conto che Rocco e Dera sono finiti nello scatto. Ai miei piedi, sulla destra, ci sono due palle di pelo grigio e rosso che ronfano.

Mio Dio, che cretina… gli ho mandato una foto di me nuda, con due felini.

Mary: Ehm… Sì.

Jason: Non è un’abitudine sana, mi auguro almeno che non escano di casa, quei due.

Mary: No.

Jason: Tralasciando i gatti, il resto è notevole. Anzi, generoso.

Mary: Oh, stavo iniziando a preoccuparmi. Grazie.

Jason: Prego.

Mary: Non mi dici nient’altro?

Jason: Mi hai preso alla sprovvista, sto elaborando.

Mary: Non ti piaccio? Sii sincero.

jason: Sono sempre sincero. Ammetto di essere discretamente eccitato. Scusa, ma sai, l’ovvia reazione…

Mary: Fai pure.

Jason: Cosa?

Mary: Approfitta virtualmente di me…

Jason: Mi stai dando il permesso di masturbarmi, guardando una foto di te nuda?

Mary: Yesss.

Jason: Oh, okay. Sei molto gentile, grazie. Ci aggiorniamo dopo.

Mary: No, rimani con me e descrivi.

Jason: O mi masturbo o scrivo. Con una mano sola è complic

Jason: Appunto… complicato digitare.

Mary: E se ci chiamassimo?

Jason: Mi inibisco. Ti scrivo io dopo.

Mary: Chiamata video?

Jason: No, è da sfigati del ventunesimo secolo.

Mary: Allora descrivo io?

Jason: Come sei versatile.

Mary: Con un dito mi sto, toccando. Il, clitomande.

Jason: Te l’avevo detto che era difficile.

Mary: Volevo dire clitoride! Il clitoride.

Jason: 👍👍👍

Mary: Ora Ho. Indice. Nell

No, non dovevo premere invio. Oddio, che sudata… ho i capelli incollati addosso, un dito nella passera, e con la sinistra sto cercando di comporre il messaggio. Il braccio trema perché non ha appoggio.

Ha ragione lui: è una cosa complicatissima.

Mary: Ho indic. Dentro.

Jason: Ho intuito. Tranq.

Mary: Vorrei che fosti

Jason: *fossi

«Ma vaffanculo, mi corregge pure la grammatica!» Sfilo il dito, e digito velocissima.

Mary: Fottermi. Volevo dire fottermi.

Jason: 👍👍👍

Mi arrendo. Abbandono il cellulare sulla pancia e aspetto. Qualche minuto dopo, vibra per un nuovo messaggio.

Jason: Piacevole, grazie.

Mary: Prego.

Jason: Aspetta, contraccambio.

Uh, membro in arrivo!

Salto a sedere sul letto facendo spaventare Rocco e Dera. Un secondo dopo, Jason scodella in chat la foto di una lasagna ben cotta, con tanto di crosticina.

Jason: Lasagna con besciamella no-lact fatta da me. Questo sì che è vero porno.

Mary: Ah…

Jason: Ho fatto in tempo, è calda.

Mary: Sono contenta per te. Pippe e pasta al forno. Che seratona, eh, Jason?

Non mi risponde più.

Presumo si stia godendo il suo relax post orgasmico davanti alla tv, con il pigiama blu scuro a righine e la lasagna. 

Arresa e insoddisfatta, me ne vado in bagno.

Un’ora dopo, in preda ad ansia da abbandono, mi sfogo al telefono con la causa del mio vuoto. 

«Linda, non suggerirmi ma più una cosa simile!» piagnucolo, facendo avanti e indietro per il salone, tra l’ingresso e l’angolo cottura. «Non hai idea di che incubo sia stato!»

«Perché?» Lei cade letteralmente dalle nuvole.

«Perché è una cosa ingestibile. Con una mano scrivi, con l’altra… ah! Lascia perdere. Ho ancora il crampo al polso sinistro.»

«Eppure, negli anni Novanta, il sesso virtuale era così di moda. Lo facevano tutti.»

«Gli anni Novanta non hanno brillato per idee e mode geniali, eh. E poi, che ne so, allora ero troppo piccola.» Piombo nella poltrona, davanti alla finestra. «Mi sento una povera scema. Non avrei mai dovuto mandargli quella foto.»

«Lui che ti ha detto?»

«Si è fatto una sega e ha ringraziato, dopodiché è sparito con la lasagna.» Sollevo le gambe e poggio la fronte contro le ginocchia, sospirando. «Che tristezza, amica mia.»

«Doveva essere una gran bella lasagna.»

«Vai a farti fottere!»

«Forse anche lui non faceva sesso virtuale negli anni Novanta.»

«Ma che ne so. Vorrei scrivergli» pigolo. «Posso? Devo? Che dici? È il caso?»

«No, dico che non puoi, non devi e che non è assolutamente il caso!»

«Ma la sera parlo sempre con lui. Se non lo sento, poi mi manca e dormo male.»

«Ho detto di no!» strepita. «È in debito di un orgasmo. Se è un uomo come si deve, ti cercherà lui.»

«Figurati!» Gratto con l’unghia la cucitura del bracciolo. «Quello avrà capito l’andazzo, ossia che sono una povera scema facile, e mi avrà bloccata.»

«No, c’è sicuramente una spiegazione razionale: la lasagna riempie, la pippa rilassa. Si sarà addormentato davanti alla televisione, credimi.»

«Lui non si addormenta mai davanti alla televisione! Si lava due volte i denti prima di andare a dormire. Passa il filo interdentale e fa i gargarismi con il collutorio alla menta artica. Poi si spazzola i capelli, per questo li ha bellissimi, e mette le lacrime artificiali. Tre per ogni occhio.»

«Si mette il collirio prima di… ma sei seria?»

«Morirò sola, qui, in sessanta metri quadri! Il mio cadavere verrà spolpato dai gatti.» Rocco e Dera, seduti sul ripiano della cucina, mi fissano. «Vado a dar loro da mangiare, prima che mi divorino!»

«Tirati su. Domani si farà vivo, vedrai.»

«No! Lui mi cercava, era l’unico uomo che parlava sul serio con me, era il mio Tamagotchi motivazionale con pene! Adesso avrai la mia solitudine sulla coscienza, Linda!» piagnucolo. «Addio!» E metto giù.

Apro la chat tra me e Jason e guardo malinconica l’ultimo messaggio che le sue bellissime dita hanno composto: Ho fatto in tempo, è calda.

In quelle sei parole, una virgola e un punto, leggo la certezza che io, Mary Sue Clarke, valgo soltanto come sega ammazza tempo.

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Jay
Del Gelso

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Nata sul finire degli anni ’80, Jay Del Gelso vive nell’entroterra calabrese con la sua famiglia. Da sempre innamorata della storia e della letteratura inglese, le studia per passione e le insegna per mestiere. 

Nel tempo libero, muovendosi con i suoi alter-ego – jaybree ed ethelincabbages – nel variegato mondo della creatività amatoriale online, si diletta a raccontare di personaggi impigliati nelle complesse sfide della vita, più o meno, comune.

Marianna Coccorese

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Nata a Napoli il 19 novembre 1990, è laureata con lode in Comunicazione pubblica sociale e politica alla Federico II di Napoli.

È appassionata di scrittura, musica, arte e sport, in particolar modo di pallavolo.

Sogna di lavorare nel campo delle risorse umane; a dicembre del 2016 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Scegli me, con la casa editrice Eden Editori.

A maggio 2019 ha vinto il premio come Autore dell’anno, indetto dal giornale online Napoli Time.

La scrittura è da sempre il modo migliore che ha per esprimersi, scrive principalmente per se stessa, lasciando in ogni libro una piccola parte di sé.

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Salvatore Improta

Nasce a Napoli nel 1979 e si trasferisce a Bologna nel 2001. Nel 2002 apre un blog sul quale pubblica racconti alcuni dei quali selezionati in raccolte di autori emergenti. Nel 2017 vince due importanti contest nazionali di scrittura: Coop For Word con Metrò on the book pubblicato nella raccolta Cado come neve (ed. Fernandel) e sul Resto del Carlino di sabato 16/09/17 e Scriba Festival della Bottega Finzioni (Carlo Lucarelli) con il racconto Dove devo firmare. È pubblicato nella rivista PostScripta (ed. Atlantide) con il racconto È arrivata primavera; nella raccolta Sette son le note (ed. Alcheringa) con il racconto All you need is love but you don’t know. Nel 2018 viene pubblicato in ebook il suo libro d’esordio Brucia (ed. Geekoeditor). Nello stesso anno si classifica tra i vincitori del premio nazionale “Tuttiscrittori” con il racconto Caterina. Nel 2019 il racconto Il primo di una lunga storia è pubblicato nella raccolta, Mille e una storia. Nel 2020 partecipa al contest “Dalla finestra” organizzato da Giulia Ortuso, con il racconto Musica in collaborazione con l’artista e grafica Alessandra Loreti, rientrando tra i selezionati per la pubblicazione del libro “Dalla finestra”.

amalia frontali

Amalia Frontali

Amalia Frontali è uno pseudonimo.

In quanto tale ha la fortuna non di indifferente di poter fare sempre e solo ciò che preferisce, vale a dire leggere, cucinare, passeggiare col suo cane e uccidere piante in vaso.

E naturalmente scrivere.

Amalia scrive dal 2017, sperimentando generi, registri e forme narrative.

Ha un debole per lo stile epistolare e per le ambientazioni storiche e belliche.

Des Anges Words Edizioni Autori

Alba
Des Anges

Milanese, classe 1991, l’altra metà di una ragazza ossessionata dai libri e che dei libri ha fatto il proprio lavoro, dopo una laurea in Comunicazione interculturale, una specialistica in Editoria e un master.

Alba colleziona maialini rosa di ogni tipo e dimensione, venera i gatti, Cristina d’Avena, le torte al cioccolato, e ha un passato da ballerina, pallavolista e pattinatrice su ghiaccio. Su di sé le piace raccontare molte storie, ma ce n’è una che considera l’incipit perfetto del romanzo della sua vita: quando è nata, a metà aprile, in primavera, una nevicata imprevista ha incollato gli sguardi al cielo. Un benvenuto che l’ha sempre fatta sentire un po’ speciale. Si considera un’imbranata cronica e un’eterna bambina che non si sforza nemmeno un po’ di crescere. D’altronde, e non potrebbe essere altrimenti, la sua fiaba preferita è Peter Pan. La ragione per cui ha cominciato a scrivere? L’Isola che non c’è esiste, e si nasconde in quel ponte di parole teso tra fantasia e realtà che lei ama creare e ricreare, per divertirsi, per giocare.

Stars – Il Re di Picche è il suo libro d’esordio e il primo volume di una serie romance che ha visto la luce nel 2014 con Triskell Edizioni, ma che torna per Words in una nuova veste, pronta a splendere.

de martin

Giulia
De Martin

Classe 1991, una laurea in letteratura inglese, una in giornalismo e due anni vissuti in Irlanda, oggi ha trovato la sua occupazione nel mondo del digitale, ma non ha abbandonato la sua passione per i classici e la loro bellezza.
Vive fra le Dolomiti con un pallanuotista e due gatti, Loki e Thor, alternando web e carta stampata, lavorando come modella e viaggiando per l’Europa.

Il romanzo storico è per Giulia il mezzo per trattare temi attuali e riflessioni profonde conferendo al tutto un’anima romantica.
I suoi personaggi, donne forti e determinate che combattono per mantenere la loro posizione e felicità, rispecchiano le giovani di oggi, sognatrici e pragmatiche, che bevono la vita in un sorso solo assaporandone ogni goccia.

Come la pioggia e la Scozia, il suo romanzo d’esordio, ha vinto i Watty’s per la categoria narrativa storica nel 2019, prima di essere pubblicato da Words Edizioni. Il romanzo è stato per mesi tra i Bestseller Amazon. Anche Le Api di Waterloo ha vinto i Watty’s 2020 per la stessa categoria.

liliana d'angelo words edizioni

Liliana D'Angelo

Consegue la Maturità Classica nel luglio del 1984 presso il Liceo Classico “P. Giannone” di Caserta, e la laurea in Lettere nel luglio del 1990 presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”; oggi è docente di lettere nella Scuola Secondaria di secondo grado a tempo indeterminato.

Pubblicazioni:
Il Profumo della Viole (2005)
Il Segreto di Villa Camilla (2006)
L’Albero dei Desideri (2007)
Chiedi alla Luna (2008)
Magica Europa (2009)
La Schiava Cristiana (2010)
Come un puzzle (2012)
Le fiabe più belle (2012)
Iris e l’inganno della principessa (2014)
Siamo ragazzi (2016)
Gioco di squadra (2017)
Corri più veloce del vento (2018)

Tutti i romanzi sono editi da Medusa Editrice.
Per Words Edizioni esordisce con La luce dell’alba.

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Vanna Costanzo

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Giovanna “Vanna” , classe 1995, vive a Caserta ed è diplomata in restauro delle opere pittoriche.

Ama profondamente tutto ciò che ha a che fare con l’arte (in qualsiasi campo), gli animali, la natura e la Storia.

Tenta di convincersi ogni giorno di essere nata nel decennio giusto, ma con scarsi risultati.

“La luce calda del tramonto”, primo volume della “Trilogia del Sogno Americano” e precedentemente pubblicato in self-publishing su Amazon, segna il suo nuovo esordio per la Words Edizioni.

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Arianna Colomba

Arianna Colomba nasce nel 1984 a Livorno.

Nonostante gli studi umanistici, intraprende una carriera orientata verso la matematica, tenendo la scrittura come sogno nel cassetto.

Viaggiatrice incallita ed esperta sognatrice, nel 2019 pubblica il primo racconto su Wattpad, pubblicandolo l’anno seguente su Amazon. Inizia così la sua carriera di autrice che la vede affermarsi nel 2020 col long-seller di genere Dark Fantasy “L’Ultimo Dorcha”.

Amante del brivido e del sovrannaturale, nei suoi racconti ama mescolare vari fattori dei generi dark, creando storie dalle sfaccettature differenti e ricche di morale.

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Tatjana Ciotta

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Tatjana scrive dall’età di 15 anni.

Dopo una breve parentesi self-publishing nel 2006 con il romanzo fantasy La voce, ritirato dopo pochi mesi, si cimenta nella stesura di copioni teatrali per l’infanzia (Il Grande Libro delle Fiabe, Il Giardino Segreto tratto dall’opera di F.H. Burnett e La leggenda del tesoro sommerso) in seguito anche interpretati e diretti.

Col romanzo di una vita Olio su tela, iniziato durante gli anni del liceo, riscritto negli anni e giunto alla sua versione quasi-definitiva nel febbraio 2020, rientra nei 90 selezionati del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como – VII Edizione e si aggiudica il secondo posto alla Seconda Edizione del Premio Letterario Nazionale Città di Grosseto – Amori sui Generis.

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Jessica Marchionne

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Nasce a Sezze nel 1991.

È laureata in ‘Editoria e scrittura’ e ha continuato a frequentare corsi e tirocini anche dopo gli studi nella speranza di trasformare la sua passione in lavoro.

Legge da sempre qualsiasi genere anche se predilige il fantasy e lo storico.

Ha un blog ‘Luce sui libri’ dove recensisce libri di autori emergenti e dispensa ogni tanto qualche consiglio.

Ama i videogiochi, gli animali e pensa che l’autunno sia la stagione che meglio le si addice.

Le campane di San Pietroburgo edito da Words Edizioni è il suo romanzo d’esordio.

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Gaetano Cappello

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E’ nato ad Agrigento nel 1990.

Cresciuto in una famiglia poco incline alla lettura, vede nascere il proprio legame con le storie dell’orrore per puro caso: una copia di Mucchio D’Ossa rinvenuta dentro un mobile acquistato d’occasione dai genitori.

Un’epifania che lo porta a divorare ogni romanzo del genere capitato a tiro, da Stephen King a Lovecraft, passando per Shirley Jackson e Clive Barker, finché non decide di dedicarsi alla scrittura egli stesso.

Ha pubblicato in self publishing una raccolta di racconti intitolata Sette Dopo il Tramonto.

Simonetta Caminiti

Scrittrice e giornalista freelance. Vive tra la Capitale e la sua Calabria.

Al suo Gli arpeggi delle mammole (già pubblicato nel 2015) è ispirata una graphic novel; è co-autrice di Senti chi parla, volume presentato alla 74esima Mostra del cinema di Venezia.

Camin

Gianfranco Camin

Sposato, con due figlie, vive e lavora a Pordenone.

Avido lettore di libri gialli, appassionato di calcio e sport in genere (sempre dal divano, sia chiaro), ama molto i fumetti. In quest’arte per più di dieci anni si è cimentato come autore di storie brevi per la rivista Fame!

Conclusa tale esperienza e avendo ancora molte idee in testa si è approcciato di recente alla scrittura di romanzi di genere poliziesco.

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Martina Boselli

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Classe 1990, nasce a Napoli.
Laureata presso l’università Federico II in Filologia Moderna, attualmente insegna in una scuola di periferia.

Scrive praticamente da sempre e su qualunque cosa e in qualsiasi posto si trovi.

Ama il cibo cinese, i tramonti autunnali, il rumore delle onde del mare, andare al cinema, perdersi tra i vicoletti della sua città, cantare a squarciagola mentre è in auto, leggere fiabe la sera insieme a sua figlia, guardare serie televisive una dopo l’altra e chi pratica gentilezza e sorrisi a caso, perché non se ne vedono mai abbastanza.

Non va d’accordo con la matematica, con chi non mantiene le promesse, con chi non ha a cuore il cuore degli altri e con i parcheggi.

Un giorno spera di poter vivere a Parigi e se ciò proprio non dovesse accadere, mangiare senza ingrassare sarebbe un’ottima alternativa.

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Giulia Barucco

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Scegliendo di intraprendere gli studi umanistici, Giulia Barucco ha deluso il nonno che la voleva ostetrica.

Le ostetriche invece ringraziano.

Dopo la laurea in Scienze e Tecnologie di Arte e Spettacolo (Cattolica di Brescia) e la specialistica in Cinema, Tv e Produzione multimediale (I.U.L.M. di Milano), lavora per alcune produzioni Mediaset e Rai fino a quando, diventando moglie e mamma, inizia a lavorare come copy per alcune agenzie di comunicazione.

Non essendo sufficientemente molesta nei confronti di amici e parenti, a maggio 2019 inaugura il blog GrrrPower con alcune sue amiche e colleghe e obbliga tutti a leggere i suoi articoli.

Dal 2019 ha molti meno amici, ma tanta voglia di scrivere, leggere libri, incatenarsi al divano per guardare serie tv e molestare intellettualmente il prossimo.

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Laura Baldo

Laura Baldo è nata e vive a Trento. Ha la passione per la lettura, i viaggi, gli animali, l’opera lirica e, di recente, la scrittura. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati in antologie, su riviste e online.
Nel dicembre 2019 è uscito il primo romanzo Qualunque sia il tuo nome (HarperCollins), vincitore del concorso “e-Love Talent 2019”, seguito nel 2020 dal giallo breve La salvatrice di libri orfani (Alcheringa).
A febbraio 2021 è uscito il romanzo storico Il lato sbagliato del cielo (Arkadia), ambientato durante la Seconda guerra mondiale.
Attualmente collabora con la rivista culturale “Alibi Online”, scrive recensioni per il blog “A libro aperto” e inventa fiabe stravaganti per il sito “Piccoli grandi sognatori”.
Per la serie fantasy Il tredicesimo segno, che conterà quattro volumi, sta ultimando un prequel.

Elia Baldanzi

Nasce nel 1987 sotto il segno del Sagittario.
È un NERD atipico, in quanto gli piace dividere il suo tempo libero tra fumetti e videogiochi, serie TV e prosecco.

Appassionato di disegno sin dai primi anni di vita e sognatore di mondi fantastici, si diploma come grafico pubblicitario e, successivamente, consegue un secondo diploma in Enterteinment Design all’Accademia di Arti Digitali di Firenze. Da lì comincia ad appassionarsi alla lettura di romanzi fantasy e cerca di simulare i suoi idoli buttando giù storie e racconti immaginari. Il suo mondo prende vita tramite i suoi disegni e le sue parole.

Nel 2014 pubblica il suo primo libro illustrato “Lily e il potere del Drago” e continua a seguire la sua strada come freelance tra lavori di grafica e illustrazioni, senza mai perdere la stoffa da cameriere, che si porta dietro ormai da anni.

pitti

Pitti Duchamp

Nata 1981 sotto il segno del leone nella provincia di Firenze, sulle colline del Mugello, con il marito, due bimbi indisciplinati e un cane dall’identità confusa. Laureata in scienze politiche, Pitti rinuncia alla carriera accademica per darsi al marketing ed alla comunicazione. Lettrice accanita, dopo diverse collaborazioni riscopre la grande passione per la scrittura. Appassionata di Burlesque e collezionista di pezzi vintage di arredamento e moda cerca di coniugare i suoi interessi scrivendo e leggendo romance storici. Se avesse del tempo libero adorerebbe trascorrerlo tra i rigattieri e i robivecchi del centro di Firenze. Con ogni probabilità è nata nel secolo sbagliato e ci si adatta arrancando. Non segue le mode, alterna momenti di eleganza sartoriale a jeans e tute ma è aggiornatissima su ogni ultima tendenza. È amante della storia in particolare quella dell’Europa tra il 1500 ed il 1900, i quattrocento anni che hanno creato la modernità per come la conosciamo oggi in termini di arte, pensiero filosofico e scientifico, socialità. Apprezza nelle persone più di tutto la gentilezza, il garbo e la buona educazione, quel “non so che nel portamento” che fa di una donna una dama e di un uomo un signore.

lanna

Carlo Lanna

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Nato a Caserta trentasei anni fa, Carlo di professione è giornalista di spettacolo e collabora per IlGiornale.it. È laureato in Legge e in Scienze della Comunicazione. Divora film e serie tv di tutti i tipi fin dall’adolescenza, ama follemente le saghe urban-fantasy e i dark romance.

La scrittura è nel suo DNA, ma solamente cinque anni fa è tornato a picchiettare le dita sulla tastiera e a navigare con la fantasia dopo un lunghissimo periodo di silenzio.

Ha pubblicato svariati racconti brevi su diverse antologie. Ha esordito con “Scegli il nostro destino” (Gilgamesh Edizioni) nel luglio 2019. “Il colpo di fulmine non esiste” (2020) è il suo secondo romanzo, il primo della serie NY Lovers, pubblicata con Words Edizioni. Seguono Never Say Never e Anime Imperfette.

Rita Mariconda

Nata a Torino ma irpina di adozione si è dedicata alla scrittura quando la sua vita ha rallentato l’andatura.

Ha esordito con due romanzi storici ma ama scrivere anche polizieschi.

Il tratto dominante che emerge nei suoi lavori è l’ironia.

Sara
Maffei

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Sara Maffei è nata a Verona nel 1985 e sta vivendo molte vite in una. 

Dopo la laurea è stata guida turistica, insegnante d’inglese, redattrice ed editor, per poi approdare al mondo della finanza, nel quale lavora tutt’oggi. 

La passione per la scrittura, però, non è mai cambiata.

tomasiello

Susy Tomasiello

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Susy Tomasiello nasce a Napoli con una grande passione per la lettura. È per questo che ha deciso di aprire un blog sui libri “I miei magici mondi” dove condivide con chi come lei non sa stare un giorno senza leggere.

Ha un’altra passione che però coltiva da sempre ed è quella della scrittura.

I suoi libri sono tutti disponibili su Amazon: Puoi fidarti di me, edito Genesis Publishing; Puoi ancora fidarti di me, novella edita Genesis Publishing; Un marito per la mamma Self Publishing; Note d’amore Self Publishing; Quando tutto cambia edito Collana Starlight; Frammenti di noi edito More Stories; Voglio solo te Self Publishing.

Simona
La Corte

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Simona La Corte, classe ’88, vive nel palermitano insieme al marito e alle due figlie. Appassionata di libri, cinema e musica, si definisce una “creatrice di storie dal cuore romantico e dall’anima rock”. Ha esordito nel 2019 in self-publishing con Anima e Corpo, il primo volume della serie bestseller music romance Black Hearts’series. Nello stesso anno, ha iniziato la collaborazione con Dri Editore e con il blog letterario A libro aperto.

Avevo un sogno nel cassetto: mettere le ali alle mie storie. Un giorno ho aperto quel cassetto ed esse hanno spiccato il volo.

Amanda Fall

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Classe 1990, una laurea in Giurisprudenza (2015) e una in Economia Aziendale (2021), Amanda Fall ha una grande passione per la scrittura e i libri fantasy. Ha passato gli ultimi anni della sua vita tra Castellammare di Stabia, Napoli, Londra e Firenze, trascinandosi dietro bauli di libri e bagagli di idee per animare la punta della sua penna. Nell’autunno del 2020 ha partecipato al contest di #librisottolineati e New-Book Edizioni. La sua citazione appare nel libro “La storia d’amore più bella del mondo” di Gaetano Berardinelli e Antonio Roberto. Nel dicembre 2020 ha preso parte alla raccolta natalizia “Christmas Red” (Segreti in Giallo Edizioni) con un racconto dal titolo “Ricordi legati al cuore da un filo di brina e cristalli di ghiaccio”. Le streghe di Moonvalley, pubblicato il 19 luglio 2021 da Segreti in Giallo Edizioni è il suo romanzo d’esordio.

Arya Sophia Curter

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Arya, classe 1995, vive a Bologna dividendosi tra libri e numeri.

Ha unito la passione per i libri e la fotografia facendo post su Instagram e sul suo blog per consigliare i libri che legge accompagnandoli con opinabili pareri.

Ha trovato nella scrittura un luogo in cui rifugiarsi e, qualche volta, molto raramente, trovare risposta ai suoi deliri personali.

Rebecca Quasi

Rebecca Quasi è lo pseudonimo di una signora di mezza età che insegna da circa trent’anni alla scuola primaria.

Nel tempo libero le piace leggere, scrivere, andare a teatro e passeggiare.

juls way words edizioni

Juls
Way

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Classe 1994, vive a Bologna, dove frequenta la Scuola di Archivistica.

Urbinate di nascita e di adozione, si è laureata in lettere moderne e in storia dell’arte.

Cresciuta a libri, Guccini e Platone, è un’inguaribile romantica; ama il cinema, le serie tv – soprattutto i period drama – , il sarcasmo e andare in giro per mostre e musei.

Il suo sogno è di vivere a Parigi, in una mansarda arredata in stile anni venti, con vista sul Quartiere Latino.

Inventa storie da quando ne ha memoria, ma La seconda moglie è il suo primo romanzo.

ilaria volpini

Ilaria Volpini

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Classe 1994, nata e cresciuta a Roma, da poco trasferitasi sul lago di Bolsena poiché si è accidentalmente innamorata.

Dopo studi classici e avendo scoperto che il mestiere di strega non è richiesto, è stata travolta dall’indecisione, per poi finire a studiare Psicologia, giusto per imparare a gestire la matassa che ha in testa.

Da sempre innamorata della Storia e della Letteratura, si ritrova spesso a sognare di battaglie con spade e amor cortese.

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Laura Vegliamore

Laura è nata a Roma nel 1989. Dopo essersi diplomata in recitazione all’Accademia Internazionale di Teatro si è trasferita a Parigi dove ha vissuto per tre anni, lavorando come agente museale.

Appassionata di storia e luoghi antichi, lettrice devota fin dall’infanzia, ha sempre adorato scrivere e, una volta tornata in Italia, si è decisa a dedicarsi a questa passione anima e corpo.

Per Dri Editore ha pubblicato il romanzo storico Terraferma.

Per Words Edizioni esordisce con il romanzo di narrativa contemporanea Novembre.

krisha skies

Krisha Skies

Krisha Skies esordisce ancora liceale pubblicando il primo romanzo con il suo vero nome. Seguono altre tre pubblicazioni, quasi tutte di genere fantasy.

Dopo aver conosciuto la piattaforma online “Wattpad” e aver cominciato a pubblicare le sue storie proprio con lo pseudonimo di Krisha Skies – che omaggia la protagonista del primo romanzo fantasy scritto a quattordici anni e rimasto inedito –, nel marzo 2021, con lo stesso pseudonimo, pubblica per la casa editrice Horti di Giano “Dark Wings”, primo libro del Ciclo delle Ali Oscure.

Laureata in Lettere moderne, oltre che della scrittura, della lettura, del cinema e dei manga, è sempre stata un’amante dei viaggi.

Oggi si divide tra il lavoro, la famiglia e la passione per la narrativa fantastica.

Maria Erika Martino

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Laureata in Lingue e Culture Straniere all’Università di Napoli “L’Orientale”, vive in provincia di Caserta e lavora come insegnante allo scopo di corrompere giovani menti alla letteratura, al fantasy e alla lettura in generale.

Ama la scrittura, la lettura e il disegno da che ne ha memoria ed è profondamente convinta che creatività e immaginazione siano i più grandi poteri della mente umana.

Con Words Edizioni è al suo esordio da autrice fantasy con la trilogia “Siryon”, di prossima pubblicazione. Per la stessa casa editrice ha pubblicato il racconto “Sotto l’albero” (incluso nella raccolta natalizia “Let it be Christmas”, 2021) e un contributo sulla rivista “Libri&Parole Magazine” in occasione dei 130 anni dalla nascita di J.R.R. Tolkien

Anita sessa

Anita Sessa

Casse 1988, è di origini campane. Di professione giornalista, da qualche anno scrive per passione.

“Jordan+April” è il suo primo romanzo. Inizialmente autopubblicato su Amazon, ora pubblicato nella sua nuova versione targata “Butterfly Edizioni”.

La stessa casa editrice ne ha pubblicato anche il seguito “April”. Ha all’attivo anche: “You are my Superhero” e “Ricordati di me”, entrambi disponibili sulla piattaforma Amazon in versione ebook e cartacea; il romance ad ambientazione storica “La sposa inglese” e il romance contemporaneo “Parole”, entrambi pubblicati con una casa editrice veneta.

Da novembre 2019 è l’editore responsabile della casa editrice Words Edizioni.

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Paola Russo

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Vive felice in un piccolo paese della Bassa Friulana con un marito maschio alfa e un figlio che, per l’innata inclinazione alla menzogna e alla contrattazione, molto probabilmente da grande farà l’avvocato o il truffatore. È una donna dotata di pessima memoria (ciò nonostante non dimentica mai una promessa fatta), maldestra e distratta (eppure concreta e affidabile) e pigra (ma nel senso buono del termine).
Adora ascoltare la buona musica (o, per meglio dire, quella che lei ritiene essere buona musica), guardare serie televisive e i late show in lingua originale (preferibilmente sottotitolati), ascoltare podcast divulgativi che le amplino la mente (cosa di cui sente il bisogno) ed essere circondata dalla simmetria e dall’ordine (entrambe non più pervenute da quando è diventata una mamma). Detesta l’attività fisica in tutte le sue forme possibili (a esclusione del sesso), la matematica (a cui augura di morire) e le scartoffie burocratiche (qualcuno dovrebbe punire severamente chi le ha inventate).

Leitmotiv: trova la tua passione, coltivala e sarai più felice.

simona pugliese words edizioni

Simona Pugliese

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Classe 1987, una laurea magistrale in lingue e letterature moderne, Simona Pugliese è nata e vive a Catanzaro con la famiglia e tre distributori ambulanti di pelo e fusa.

“Ti lascio la mia vita” è il suo romanzo d’esordio.

Beatrice
P.

Beatrice inizia a scrivere per disperazione, durante un inverno trascorso in un paesino di montagna dove l’unico passatempo era quello di evitare il congelamento.

Alla fine di quell’anno di supplenza, Beatrice aveva imparato a mungere le mucche e a scrivere romanzi rosa.

Usa uno pseudonimo perché teme il giudizio dei suoi alunni, che non immaginano quanto spesso la loro professoressa di italiano usi parolacce fuori dall’aula, e dei suoi amici, che non immaginano di vivere delle vite che qualcuno ha pensato bene di romanzare.

Come quando fuori piove è il suo romanzo d’esordio.

Estelwen Oriel

Estelwen Oriel

Estelwen Oriel è nata a Milano il 24 novembre 1989. È cresciuta a Godiasco, un piccolo paese a ridosso dei colli dell’Oltrepò Pavese, luogo in ha dimorato fin dall’età di quattro anni.

La natura si è presto rivelata la sua principale musa e ancora oggi Estelwen trova in essa la linfa vitale, ispirazione e pace.

Ha immaginato nel tempo un mondo ricamato intorno al suo spirito, ai sogni dell’anima e alle più profonde meditazioni. In questo mondo, chiamato Tiristel, ha ambientato i suoi romanzi.

“Parlare della realtà senza parlare della realtà” è la prima legge che segue durante la creazione delle sue opere.

Nel 2018 esordisce con la silloge poetica “Il pianto dei salici” e nel 2019 pubblica la novella “L’immortale che ascoltava il vento”, opera di apertura della saga ambientata a Tiristel.

Laura Nottari

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Laura nasce nel 1981 a Roma, dove vive tutt’ora insieme ai suoi due cani e un compagno che la sfama. Appassionata di serie tv, film horror anni ’80 e buon cibo, adora passare il suo tempo a non fare niente eccetto sfornare libri e allevare alghe palla. Dopo anni di scrittura ‘nascosta’, Laura prende coraggio e pubblica in self il primo volume di Away, un time travel romance che porta dentro di sé gli influssi di anni di gioco di ruolo medievale e cultura nerd.
In seguito, l’autrice passa a sfumature più delicate, pubblicando due romance storici: Corrispondenza Imperfetta e Onorevole Proposta, entrambi ambientati nel 1800. Al terzetto si aggiunge infine A Star is Porn, edito dalla Hope Edizioni, libro che si distacca completamente dai predecessori per i suoi toni ‘hot’, comici e spigliati.
In veste di autrice adora il genere romance, ma ancor di più i cliché di cui è fatto. Le piace sfruttarli, capovolgerli, riempirli di un po’ di stranezza e perché no, quotidiana banalità.
Come lettrice, preferisce l’horror. Laura potete trovarla su Facebook, se avete voglia di foto di cani.

barbara morini words edizioni

Barbara Morini

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Barbara Morini è lo pseudonimo con cui una anonima impiegata della provincia di Treviso ha deciso di pubblicare il suo primo libro.

Nata nello stesso anno della mitica Route americana, è cresciuta a pane, libri e musica ascoltata tra radio e musicassette. Animata dal fuoco della passione per la lettura, ha passato l’adolescenza in compagnia dei classici.

Negli anni ’90 ha iniziato ad attraversare mondi sconosciuti con la letteratura fantasy e per ragazzi. All’inizio del nuovo millennio si è approcciata al mondo del romance, senza abbandonare gli altri generi.

Senza davvero crederci fino in fondo ha scritto e pubblicato la sua prima storia su Wattpad, che ha riscosso un successo incredibile e che si appresta a diventare ora il suo primo libro edito Words Edizioni.

E ora, giura solennemente che non smetterà più di scrivere.

margherita maria messina words edizioni

Margherita Maria Messina

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Semplicemente Meg. Classe 1989, è siciliana e nelle sue vene scorre il sangue della sua madre naturale, l’Etna.

Laureata in Storia dell’Arte, è specializzata in conservazione e restauro dei beni archivistici e librari. Cura e gestisce un blog letterario da due anni, Il Libro Sul Comò Di Meg, dove promuove autori emergenti e piccole case editrici. Ama la storia, soprattutto l’epoca medievale e l’Ottocento. I suoi primi amori ed eterni fidanzati sono stati Dracula, Heatcliff e Erik (Il Fantasma dell’Opera), ed è cresciuta con le opere liriche e il power metal.

Divora libri, unico cibo che sazia il suo animo, insieme con la pizza e il tiramisù; li scrive anche, e ci si perde dall’età di sette anni. Adora i gatti e vagare nei boschi, soprattutto con la Luna piena.

Di storie ne ha tante da raccontare, ma Beyond the Veil è il suo romanzo d’esordio.
Dal 2020 cura la grafica del magazine Libri & Parole per Words Edizioni e dal 2021 è webmaster del sito web Words Edizioni.

pitti

Pitti Duchamp

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