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9 Dicembre 2020

Come la pioggia e la Scozia: ambientazione e location

Quando finisco la lettura di un romanzo, soprattutto se si tratta di uno storico, ho l’abitudine di indagare. Cerco su Google nomi, collegamenti, personaggi realmente esistiti- se ce ne sono- e location. Mi si illuminano gli occhi quando scopro che la realtà e la fantasia si mescolano: è come se la storia fosse resa tangibile, quasi vera. A parer mio, un buon creatore di modi sulla carta è colui che ti costringe a mettere in discussione il tuo stesso universo e ti spinge a chiederti sarà successo davvero?.

Per la stesura di Come la pioggia e la Scozia ho fatto molte ricerche e, a parte Hastings Manor, la residenza di famiglia di Freya, la protagonista, gli altri luoghi dove si svolge la storia sono reali e visitabili tutt’oggi.

Partiamo da Charlton Park, la tenuta di lord Suffolk, in cui lady Howard si ritrova a lavorare come sguattera: è una delle residenze più belle del Wiltshire e, al momento, è ancora abitata da Michael Howard, 21esimo Conte di Suffolk. Ho scelto il nome Suffolk– per il mio co-protagonista, Henry Stuart – proprio perché la tenuta è la residenza di famiglia di questo casato da generazioni.

Altra importante location della storia è Alva, piccolo villaggio scozzese dove si sposteranno i nostri protagonisti nella seconda parte della storia. Anche Alva esiste davvero, come il castello dove Freya e Henry alloggeranno durante la loro permanenza in Scozia: il Menstrie Castle nel Clackmannanshire, il quale si trova poco distante dal pittoresco paese. Non vi svelerò ovviamente il motivo che porta i miei protagonisti a caricare i bauli sulla carrozza e a dirigersi a nord, ma vi basta sapere, se lo leggerete, che anche in questo caso ho inventato poco o niente…

Le location giocano un ruolo importante nella mia storia: le ho trattate come veri e propri personaggi, i quali evolvono in base all’occhio che le osserva. Charlton Park, per esempio, all’inizio ricorda molto una vecchia e severa signora, forse anche un po’ snob, con il naso arricciato sempre all’insù. Mano a mano che Freya la esplora e se ne prende cura, essa muta, si apre, si addolcisce e si illumina; la casa allora diventa materna e protettiva, un gioiello da custodire e curare, luminosa come la protagonista.

Infine la brughiera, sconfinata e infinitamente bella nella sua tanto cantata malinconia. Ho cercato di incarnare nella mia storia il Sublime dei potei romantici, l’uncanny inglese che da inquietante diventa affascinante, il desiderio di libertà che si fa reale e tangibile nell’erica profumata di pioggia.

 

Giulia De Martin

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2 Comments
  1. Bellissimo!! Non vedo l’ora di avere tra le mani il tuo romanzo!! Questo articolo poi mi ha messo ancora più curiosità e interesse! A presto.

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