Oltre l’apparenza: Caos, Controllo e Salute Mentale in “Lust”

Quando l’amore non è solo attrazione, ma l’unico modo per mettere a tacere il rumore del mondo.

Siamo abituati a parlare del Saint Augustine come una cattedrale di privilegi, un luogo dove l’eccellenza non è un obiettivo, ma un obbligo morale. “Excellence is the virtue”, recita il motto del college. Ma cosa succede quando questa spinta alla perfezione incontra due anime che stanno cercando disperatamente di non andare in pezzi?

Nel nuovo romanzo di Devi L. Fitzgerald, LUST, la tensione erotica tra Juliet Moreno e Cassian Black è palpabile fin dalla prima pagina. Ma grattando via la superficie fatta di sguardi di fuoco e battute taglienti, scopriamo una narrazione potente sulla salute mentale e su come due disturbi apparentemente opposti possano trovare un punto di incontro.

Juliet: l’armatura della perfezione

A prima vista, Juliet è il “Sergente Moreno”: organizzata, inflessibile, con una cartellina sempre in mano e un piano d’azione per ogni imprevisto. Ma l’autrice ci porta subito dietro le quinte di questa efficienza. L’ordine maniacale di Juliet — dai post-it colorati al modo in cui piega le coperte a quarantacinque gradi — non è un vezzo caratteriale. È un meccanismo di sopravvivenza.

Juliet soffre di un’ansia pervasiva che sfocia in attacchi di panico notturni. Le sue regole, che appunta ossessivamente (“Regolamento interno per la sopravvivenza emotiva” ), sono le sbarre di una gabbia che si è costruita da sola per sentirsi al sicuro. Come ammette lei stessa in un momento di lucidità disarmante: “Le regole non servono a impedirti di cadere. Servono a sopportare il momento in cui lo farai” .

La sua battaglia è invisibile agli altri, tranne che per un dettaglio: le mani che tremano. Un tremore che lei cerca di nascondere, ma che non sfugge all’unica persona che dovrebbe starle lontana.

Cassian: il rumore del caos

Dall’altra parte del corridoio c’è Cassian Black. La star dell’hockey, il “bad boy” tatuato pieno di talento e problemi disciplinari. Sarebbe facile etichettarlo come il classico ribelle senza causa, ma Fitzgerald ci regala un ritratto molto più complesso.

Il “caos” di Cassian non è solo comportamentale, è sensoriale. Cassian vive in uno stato di costante sovraccarico. La sua insonnia non è semplice mancanza di sonno: “Quando non dormo… è che se chiudo gli occhi sento tutto, troppo forte. Come se il mondo non avesse modo di regolare il proprio volume” .

Per lui, il dolore fisico (come il nastro stretto troppo forte sui polsi ) e l’hockey sono tentativi disperati di “zittire” la testa. Cassian cerca l’adrenalina non per il brivido, ma perché è l’unico linguaggio che sovrasta il rumore di fondo che lo tormenta. Si sente un “errore di battitura” nella storia dell’universo, un incendio che rischia di bruciare tutto se non controllato.

La “Crepa” come punto di incontro

La magia di LUST risiede nel modo in cui questi due disturbi interagiscono. Juliet cerca di contenere il mondo; Cassian cerca di sopravvivere al mondo che lo inonda.

Sono opposti, eppure speculari. Entrambi tremano. Entrambi mentono al mondo per sembrare interi.

Il momento di svolta non è solo fisico, ma psicologico. Cassian è l’unico che vede il tremore di Juliet e non lo giudica, anzi, lo riconosce come una “crepa” familiare. E Juliet, nonostante le sue regole ferree, è l’unica capace di offrire a Cassian un momento di silenzio vero, lontano dalle aspettative del coach e degli scout dell’NHL.

La scena sul tetto della biblioteca, in uno dei capitoli centrali, diventa così una metafora potente della terapia d’urto che i due protagonisti affrontano insieme. Lanciare un puck nel vuoto non è solo un gioco, è l’accettazione che non si può controllare tutto. “Non controllare, lascia andare”.

In questo romanzo, l’autrice non ci dice che l’amore guarisce l’ansia o risolve i traumi. Ci dice però che essere visti davvero, nelle proprie fragilità più oscure — che sia un attacco di panico o una notte insonne — è il primo passo per smettere di sopravvivere e iniziare, finalmente, a restare.

1 commento su “Oltre l’apparenza: Caos, Controllo e Salute Mentale in “Lust””

  1. alessandra.acanfora96

    È stata una lettura intensa e coinvolgente. Il lettore viene travolto dal vortice di emozioni dei protagonisti, ma non viene sopraffatto. Le storie sono intense e si percepisce a pieno ogni dettaglio, anche il più piccolo trova il suo giusto spazio. È impossibile non affezionarsi ai vari personaggi. L’autrice riesce a trattare con molta delicatezza il tema della dipendenza e il disturbo ossessivo compulsivo, senza sottovalutare o minizzare queste situazioni. Avrei preferito avessero un po’ più di spazio ad alcuni personaggi secondari come Tessa e il coach Adams. La prevedibilità del finale non viene accusato dal lettore, perché tutte le svolte che prende la storia distraggono il lettore dal finale.

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